Le nostre proposte

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James Baldwin
La stanza di Giovanni
Fandango
Torna in una nuova traduzione “La stanza di Giovanni”, il più famoso romanzo di James Baldwin, un grande autore che ha dato voce alle minoranze, quelle nere e quelle omosessuali.
Uscito per la prima volta nel 1956, suscitò forti reazioni per aver parlato di relazioni e desiderio e amore tra uomini, spezzò luoghi comuni ed ebbe la capacità di scardinare paure e reticenze e di raccontare, per la prima volta nella letteratura americana, l’omoaffettività con emapatia e con una scrittura sorprendente.
Protagonista e voce narrante è David, un giovane americano che si trasferisce a Parigi per capire cosa fare del suo futuro, è innamorato di Hella, con cui è fidanzato da tempo e con cui sogna di costruire una famiglia
Una sera però David entra in un bar per caso e si imbatte in Giovanni, un emigrato italiano, che gli apre la sua casa, e il suo cuore.
Di questa storia, dalle prime pagine conosciamo già il finale, ma David ci porta indietro nel tempo, quando le sue certezze sono iniziate a crollare, quando ha scoperto davvero cosa fosse l’amore, quando per la prima volta, nelle crepe dei muri di una stanza ha imparato a dare un nome ai sentimenti e un volto al suo amore.
Consigliato da Salvatore
Roberto Saviano
La paranza dei bambini
Feltrinelli
La paranza dei bambini è il primo lavoro di narrativa pura dell’autore napoletano che ha scelto di raccontare la storia di una banda di ragazzi – alcuni nemmeno adolescenti – che cercano il loro posto nella giungla criminale di Napoli centro. Senza padroni e né affiliazioni a clan già esistenti (se non per un breve praticantato) ma mettendosi da subito in proprio con il coraggio e la sfrontatezza nei confronti dell’autorità che nei giovanissimi dei quartieri degradati è una spinta quasi primordiale: bruciare tutte le tappe e in fretta, perché la vita del malvivente non ha tempo da perdere, bisogna nascere “già imparati”. Una parabola infuocata che trova la sua deflagrazione nel successivo Il bacio feroce. Due romanzi di formazione criminale e deformazione umana per la scrittura dei quali Saviano ha seguito il processo a queste Paranze condotto dai magistrati Francesco De Falco e Henry John Woodcock, tutti e tre ospiti dell’Università degli Studi di Foggia con Ubik Foggia come partner perché che lo si ami o si odi, Roberto Saviano è una voce imprescindibile dei nostri tempi e non ci si può dire cittadini informati sulle cose del mondo, ma anche di casa nostra, se si trascurano i suoi libri.
Consigliato da Adelmo
Alan Pauls
Il Passato
Sur
Rìmini e Sofia. Sofia e Rìmini. Rìmini e Sofia. È la loro storia d’amore tutta argentina, questa. D’amor perduto e che ritorna. Che non scompare, resta a galla, s’aggrappa con le unghie e con i denti. D’altronde, qualcuno che ne sapeva qualcosa ha scritto così: “ogni storia d’amore è una storia di fantasmi”. E in questo caso, i fantasmi sono essi stessi la storia e anzi, quasi la “doppiano”: automobili che raggiungono e superano i due protagonisti, lasciandoseli dietro, nello specchietto retrovisore e senza pietà alcuna. Ma attenzione: “objects in the mirror are closer than they appear”.
Consigliato da Alessandro

Fernando Aramburu
Patria
Guanda

Patria di Ferdinando Aramburu è struggente e magico. Doloroso fino allo strazio, ma sereno. È tempesta e arcobaleno, tutt’e due le cose insieme, in ogni pagina. È la storia di due famiglie legate da affetto profondo: fra i padri, le madri, i figli. Poi la tragedia: uno dei due genitori è ucciso in un agguato terroristico dell’ETA. Nell’omicidio è implicato il figlio degli amici. Contro la famiglia della vittima, anziché cordoglio e solidarietà, il piccolo paese alle porte di San Sebastian erige un muro compatto di rancorosa ostilità. Per il pericolo, la vedova è costretta a trasferirsi in città. Poi, però, alla proclamazione ufficiale della fine della lotta armata, torna nella sua casa natale sfidando con la propria presenza la sua gente. E qui comincia il romanzo che è bello perché rischiara, con la luce della scrittura, il buio fitto della lacerazione profonda di una guerra civile. C’è l’indiretto libero che dà voce in prima persona all’umanità di due donne ugualmente squarciate nell’animo ma forti. Con Bittori che parla con il marito defunto, come Pereira con la moglie. C’è la modernità di certi fulminei tagli di frasi. C’è la suggestione di alcune parole in lingua basca. C’è, infine, quest’amore che per tutto il romanzo cova come brace e che quando si ritrae dagli umani si rivolge alle cose: «Più tardi, lungo il tragitto verso casa, posò la mano sul ruvido tronco di un albero e disse tra sé: grazie per la tua umanità. Poi la posò sul muro di un edificio e ripeté la frase. E la stessa cosa fece, senza fermarsi, con un cestino, una panchina, il palo di un semaforo e altri oggetti dell’arredo urbano che incontrò lungo la strada». Riusciranno le due donne e gli altri delle parti avverse a parlarsi con gli stessi accenti? E noi: riusciremo mai? Come ogni grande romanzo, Patria interroga la nostra umanità.

Consigliato da Michele

Arundhati Roy
Il ministero della suprema felicità
Guanda

Abbiamo atteso vent’anni, ma ne valeva davvero la pena.
Il Dio delle piccole cose era un libro su una famiglia negli anni ’60, includeva alcuni eventi terribili ma il suo dolore era del tutto privato, personale, attutito.
Questo romanzo, invece, è sull’India, sulla complessità dell’India, sul suo sistema politico durante gli ultimi cinquanta anni, sulla sua crescita economica, sulla violenza del sistema di caste, sull’ondata color zafferano del nazionalismo indù, sul nazionalismo jihadista del Kashmir, sulla tragedia di Bhopal…
“L’India non appartiene agli abitanti del Punjab, del Bihar, del Gujarat, degli stati del Sud, e neppure a musulmani, sikh, indù e cristiani, ma alle sue magnifiche creature: pappagalli, elefanti, tigri, orsi…”
Il suo dolore è il dolore di una intera nazione, una India violenta e primitiva che vive contemporaneamente in tanti secoli diversi; ci conduce nei viaggi dalle bidonville e dai cimiteri di Dehli ai centri della finanza e del commercio dei ricchi indiani.
I protagonisti sono un ermafrodito che vuole essere donna e una donna che non sa che cosa vuole essere; ma i veri protagonisti sono tutti gli esclusi, gli emarginati, gli “inconsolabili” a cui il libro è dedicato.
È un romanzo che mescola caratteri, identità sessuali, caste; è ambizioso, divertente, irriverente, ma soprattutto appassionante e contemporaneo; fonde compassione e umorismo, Dickens, Tolstoj e García Márquez e supera i confini di etnia, religione e genere.
È un libro ancora pieno della delizia delle “piccole cose”, poesia, musica e meraviglia, ma alimentato da una feroce indignazione perché, come lei stessa dice, la narrativa è la sua preghiera.

Consigliato da Giovanna

Marcello Fois
Del dirsi addio
Einaudi

Finalmente tra gli scaffali il nuovo di Marcello Fois, apparentemente un noir, ma solo apparentemente. Il commissario Striggio si trova ad indagare sulla scomparsa di un bambino Michele, dotato di straordinarie capacità di apprendimento. Ma dalla matassa della vita non si dipana mai un unico filo e così in una Bolzano, trasparente e fredda come un bicchiere di vetro, seguiamo anche le vicende personali del commissario e del suo amore difficile da confessare. Intorno al protagonista si muove un’umanità complessa, animata dai più disparati sentimenti, vili o nobili che siano. Fois ci consegna un affresco indimenticabile di chi siamo, colti nel cuore più profondo del nostro vivere. Non delude.

Consigliato da Antonella

George Saunders
Lincoln nel Bardo
Feltrinelli

“Se il libro che leggiamo non ci sveglia con un pugno sul cranio, a che serve leggerlo?” si domandava Kafka in una lettera a Oskar Pollak. Ed è esattamente l’effetto che fa Lincoln nel Bardo dove la ricerca di qualcosa di irrisolto e il dolore sordo della perdita sono le anime di un romanzo straordinario.
Il Bardo del titolo è un riferimento al Libro tibetano dei morti, un luogo di transizione, subito dopo la morte corporea, dove l’anima resta sospesa.
A rimanere intrappolato in questa sorta di purgatorio è Willie, il figlio undicenne del presidente Abramo Lincoln che in due occasioni (questo il fatto storico da cui Saunders ha tratto il suo racconto) andrà nella cripta dove è sepolto, di notte, per aprire la bara e abbracciare il corpo del figlio, colpito da febbre tifoide. A tenere Willie in questo limbo tra la vita passata e quella prossima è proprio il dolore del padre che risveglia in tutti gli altri spiriti che circondano il cimitero di Oak Hill la speranza di aprire un varco con la loro vita passata. Nel racconto delle loro storie, queste anime, incapaci di accettare la loro condizione, si manifestano con orribili deformità che rappresentano i fallimenti morali in vita.
La narrazione del primo romanzo di Saunders scivola veloce tra i resoconti dell’epoca, siamo in piena guerra civile, e i dialoghi delle tre anime, tra le tante, che proveranno a salvare il piccolo Willie da un destino triste e senza fine. Il destino di Lincoln nel Bardo, invece, è segnato: dritto nell’olimpo dei classici.

Consigliato da Francesco

2 pensieri su “Le nostre proposte

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