La proposta di lettura del gruppo PagineMie

Ayelet Gundar-Goshen
Svegliare i leoni
Giuntina

Il dott. Eitan Green, abile e promettente medico, si trova ad esercitare nell’anonimo ospedale di una piccola cittadina israeliana per aver denunciato la corruzione del proprio primario e maestro. La sofferta decisione, che di fatto ha posto fine alle speranze di una luminosa carriera, gli procura qualche rimpianto ma anche la certezza di essere rimasto fedele alla propria onestà e ai principi morali della propria professione che continua a svolgere con impegno e passione. Una notte, tuttavia, mentre guida nel deserto per tornare a casa dopo un lungo intervento, troppo stanco, troppo solo e troppo distratto dalla velocità della sua jeep, commette l’errore fatale: investe un uomo, un eritreo, e lo abbandona in fin di vita sul ciglio della strada. Da questo momento in poi la sua vita non sarà più la stessa, stretta nella morsa di due donne: l’amata moglie, ispettore di polizia incaricata di indagare sull’incidente e una misteriosa eritrea che sa dell’accaduto ed è decisa a ricattarlo, pretendendo da lui molto più che denaro…

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Michel e la guerra degli sciocchi… diceva un tempo Houellebecq

Ha scritto Antonio Scurati su Tutto libri di sabato scorso (La Stampa,10 gennaio) che Houellebecq nella sua carriera di scrittore ha scolpito nel tempo un unico personaggio: l’europeo nichilista e decadente di fine secolo e d’inizio millennio. In attesa di leggere Sottomissione (in libreria giovedì 15) può essere utile, quindi, quest’intervista del 1999, pubblicata il 17 luglio di quell’anno da La Gazzetta del Mezzogiorno. Era appena uscito in Italia Le particelle elementari, il romanzo d’esordio di Houellebecq.Il clamore in Francia era stato fortissimo, controverse le reazioni. Stesse forti polemiche anche in Italia. Incontrai Houellebecq in un albergo a Roma dalle parti di via del Corso. (Michele Trecca) 

Seduto al banco, il bambino teneva aperto davanti a sé il libro di testo. Guardava fisso l'obiettivo e sorrideva, pieno di gioia e di coraggio; e quel bambino, cosa incomprensibile, era lui. Il bimbo faceva i compiti, imparava le lezioni con fiducia solenne.

Seduto al banco, il bambino teneva aperto davanti a sé il libro di testo. Guardava fisso l’obiettivo e sorrideva, pieno di gioia e di coraggio; e quel bambino, cosa incomprensibile, era lui. Il bimbo faceva i compiti, imparava le lezioni con fiducia solenne. (Nella foto: l’interno e il risvolto di copertina della prima edizione de Le particelle elementari)

Ogni libro tra le righe custodisce un segreto. Talvolta come nel famoso racconto di Edgar Allan Poe esso è sotto gli occhi di tutti ma proprio per questo nessuno lo vede. Il francese Michel Houellebecq – autore del romanzo Le particelle elementari – prima ancora che alle parole la sua verità l’ha affidata a due foto. La prima – quella tradizionale del risvolto – appesantisce i suoi quarant’anni di un grigiore che in realtà non è della persona. La severità – quella sì – la ritrovi sovrana anche dal vivo ma stemperata dai colori chiari dei capelli e dell’incarnato, da un’aria mite e disarmata, dalle dita affusolate, da quella sigaretta stranamente penzoloni tra il medio e l’anulare. L’altra foto invece è nascosta dal romanzo, per vederla devi sfilare la sovraccoperta.

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Le verità incendiarie di Cosimo Argentina

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Cosimo Argentina, L’umano sistema fognario, Manni

recensione di Michele Trecca

 

Se vai alla guerra, servono armi. Scrive Cosimo Argentina a pag. 61 del suo nuovo romanzo, L’umano sistema fognario: «…ogni generale che si rispetti deve offrirsi alla battaglia al massimo della sua potenza di fuoco». Ancor di più quando il nemico è l’ipocrisia. Ecco allora Emiliano Maresca: una bomba nucleare, di verità. Una maschera tragicomica che gronda sangue e che, però, alla propria greve disperazione sociale oppone una vitalità autocritica, beffarda e iconoclasta, e un particolare lirismo ironico.

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Quelle stelle scialbe siamo noi, di Michele Trecca

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Christian Raimo, Le persone, soltanto le persone, Minimum fax

«E mezz’ora dopo ero atterrato in una Roma pre-albore, popolata dai van che trasportano i giornali e dalla luce mielosa che pareva colare come resina dalle stelle scialbe del cielo metropolitano». È un passaggio qualsiasi di “Niente più culto dei morti nell’Italia del Novecento”, terzo degli otto racconti del nuovo libro di Christian Raimo Le persone, soltanto le persone.

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Quando eravamo prede, D’Amicis

Carolo D’Amicis
Quando eravamo prede
(Minimum fax)

Recensione di Michele Trecca

prede

Abbiamo sempre apprezzato nella sua scrittura la capacità di Carlo D’Amicis d’armoniosa convivenza fra una notevole pluralità di registri, tenuti insieme con naturalezza dall’enzima di una poetica propensione visionaria, capace di stemperare la tensione di fatti storicamente ben definiti, proiettandoli in alto come nubi in un cielo azzurro. Quando eravamo prede è tutta un’altra storia. Nulla ha a che fare con la leggerezza dei pur gravosi e indicibili dubbi sull’aldilà di un papa morente, Escluso il cane. O con il gioco fra bande di ragazzini nel cambio di paradigma antropologico dell’Italia degli anni Sessanta, La guerra dei cafoni; né con la comicità compulsiva del protagonista nella raffigurazione della nostra orgia mediatica di fine impero, La battuta perfetta.

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In fondo al tuo cuore, De Giovanni

 

Maurizio De Giovanni
In fondo al tuo cuore
(Einaudi)

 

Recensione di Michele Trecca

cuore de giov

 

Ci sono anche romanzi IGT (Indicazione Geografica Tipica), sono quelli che ricavano forza di verità e quindi universalità dal radicamento nella propria terra. Come, per esempio, In fondo al cuore di Maurizio De Giovanni, sempre più nuovo re letterario di Napoli. Che De Giovanni, peraltro, racconta in partita doppia: la contemporaneità più stringente con le indagini nel tempo nostro della crisi della squadra dei bastardi di Pizzofalcone (da ultimo Buio, 2013) e il passato prossimo degli anni del fascismo con le inchieste del commissario Ricciardi, adesso sette con In fondo al cuore (la precedente, Vipera, è del 2012).

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Ilaria non aveva alcuna intenzione di diventare un’eroina

In occasione del 20 marzo, ventesimo anniversario della morte di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, vi segnaliamo un libro di Gigliola Alvisi, dal titolo Ilaria Alpi. La ragazza che voleva raccontare l’Inferno (Rizzoli, 2014); l’autrice è nata a Vicenza, vive a Padova, ma  è di origini foggiane.

libro su ilaria alpi

“Ilaria non aveva alcuna intenzione di diventare un’eroina. Quello che voleva, era fare bene il proprio lavoro, farlo al meglio, meglio addirittura di quanto le venisse chiesto, e non perché fosse un’arrivista, ma perché quello era il suo modo di essere”. Così l’autrice parla di Ilaria Alpi. Dall’inchiesta sul traffico d’armi e di rifiuti tossici e l’intervista a Mussa Bogor, sultano del Bosaso, che probabilmente le sono costate la vita, all’attivismo per la difesa dei diritti delle donne: attraverso gli agguati e gli incontri toccanti con la gente del luogo, la cooperazione con i soldati di stanza a Mogadiscio, l’amicizia con Miran e con gli altri giornalisti, si delinea il ritratto di una donna che con grande umanità ha saputo raccontare la storia attraverso le piccole storie di ogni giorno, in un Paese devastato dalla guerra civile. Età di lettura: da 10 anni.