Figli di un Dio minore… I racconti

From-Libro-To-Libro
Piccola rubrica dei mangiAutori

A cura di Alessandro Galano

pacman

“Non sai che fatica, i racconti”
“Scriverli?”
“Macché, farseli pubblicare!”
“Il mercato?”
“Eh, in Italia almeno, non li vuole nessuno…”.
Da questo breve e illecito stralcio di conversazione avvenuta in auto, di ritorno da un reading, prende vita questa puntata di From-Libro-To-Libro, piccola rubrica per mangiAutori che per una volta mette al centro un genere letterario ancora – inspiegabilmente – ostico per il pubblico italiano. La confidenza tutt’altro che fantasiosa è di Francesco Dezio, autore altamurano ritornato in libreria dopo alcuni anni di silenzio (scrisse con Feltrinelli nel 2004 l’ottimo Nicola Rubino è entrato in fabbrica): Qualcuno è uscito vivo dagli anni Ottanta è la sua recente, divertente, raccolta, editata da una casa editrice, la Stilo (anch’essa pugliese), impegnata a fare controtendenza perché molto più interessata al genere del racconto che a quello del romanzo.
Da uno strano e nottivago sentimento di rivalsa letteraria dunque, nasce questo nuovo contributo con tanto di scommessa: proviamo a vedere se si riesce a parlare di racconti, magari senza tirare dentro Carver e Cortazar (per rispetto, deferenza e senso di sacralità).

Continua a leggere

La Grande Bellezza è solo (sempre) una…

From-Libro-To-Libro

Piccola rubrica dei mangiAutori. A cura di Alessandro Galano

Ok. La suggestione è cinematografica ed è un po’ disonesta. Ma questa è la settimana degli Oscar, anzi, della Grande Bellezza, ovvero del ritorno del cinema italiano tra i grandi di Hollywood. E dunque, per una volta, tanto vale godersela per quel poco: questa piccola rubrica per mangiAutori può trarre spunto anche dal grande schermo – vale tutto, s’è detto, purché si linki continuamente un libro. La discolpa poi, è presto detta: il film del regista napoletano ha molto di letterario e non solo perché il protagonista è uno scrittore – benché in crisi creativa beatamente annoiata da oltre trent’anni.

È letterario per i personaggi, le patine, i dialoghi.

I grandi scenari.

E From-Libro-To-Libro ne vuole riproporre la versione narrativa, anzi le versioni: scenari letterari, abbagli di luce improvvisi, momenti di suggestiva bellezza trafugati tra pagine e pagine di romanzi, lasciando colpevolmente al palo centinaia di titoli al solo scopo di innalzarne una manciata… Di cosa?

Grandi Bellezze letterarie. Continua a leggere

Dai Banov ai fratelli Sacco (passando per Salinger)

From-Libro-To-Libro
Piccola rubrica dei mangiAutori

(A cura di Alessandro Galano)


















Yordan Letchkov, Krassimir Balakov, Hristo Stoichkov… Ok, giù la maschera subito: non sono scrittori, ma gli eroi della Bulgaria calcistica al mondiale di Usa ’94 (arrivarono quarti, mai così in alto nella loro storia). Che c’entra con una piccola rubrica per mangiAutori? Per pacman della letteratura? Niente. Era giusto per colmare un vuoto, una mancanza, per arrotondare alla bell’e meglio perché, al momento, chi scrive (e molti lettori al di qua dell’Europa) ha avuto il piacere di conoscere un solo autore bulgaro contemporaneo. E gli è piaciuto. Molto. 

Si chiama Alek Popov ed è la recente scoperta di una casa editrice del Nord-Est italiano passata anche per la libreria Ubik di Foggia, quella Keller Edizioni che, qualche anno fa, ha pubblicato il romanzo vincitore del Nobel nel 2009, firmato nientemeno che da Hertha Muller (-> Il paese delle prugne verdi). Lavorano con l’est Europa, traducono, ricercano. Fanno gli editori, insomma, e lo fanno bene. E I cani volano basso (interpolazione italiana di un titolo bulgaro differente) è la loro ultima scoperta. Travolgente, divertente, affascinante. 

È la storia di due fratelli, Ango e Ned, il primo ex editore fallito che, dalla Bulgaria della new economy, vinta una green card alla lotteria, decide di raggiungere il fratello minore, espatriato tempo prima e ormai broker di successo a New York. A questo punto, le cose si invertono. Ned è costretto a volare in Bulgaria (“per punizione”), con il fine di recuperare una sorta di santone della società per cui lavora e del quale si sono perse le tracce, tale Kurz. Ango invece, trovato un lavoro come dog-sytter, si lancia in una sorta di on the road “sgarrupato” a bordo di una vecchia T-Bird, la macchina appartenuta al padre, noto matematico alcolizzato, negli anni ’80 e ’90 professore “con permesso” negli States. E proprio il padre è la chimera di entrambi i protagonisti: è morto anni prima, sarebbe morto, ma nessuno ha mai visto il suo corpo (in famiglia, quel giorno, è arrivata solo una scatola con dentro delle ceneri, nient’altro).

Fratelli, dunque. S’è detto.

E la storia della letteratura è piena di fratelli di successo, per così dire. Uno per tutti: Salinger, il quale dopo il suo Holden, non ha fatto altro che raccontare la storia di un’unica famiglia. Franny e Zooey, i due fratelli minori, è forse la sua opera più riuscita in tal senso, senza dimenticare Alzate l’architrave: carpentieri, dove sempre Zooey si ritrova invitato al matrimonio del più strano di tutti, il fratello maggiore (poi defunto) Seymour, il quale però manca clamorosamente all’appuntamento sull’altare.
E se dei Karamazov s’è detto tutto (anche se Einaudi sta ristampando nella collana Supercoralli i grandi romanzi di Dostoevskij, con traduzione nuova di zecca… una vera sciccheria), non lo stesso si può dire dei due protagonisti della Kristof, in Trilogia della città di K. (leggi capolavoro). Qui, il discorso è complesso: sono davvero gemelli come dicono di essere nel “primo quaderno”? O è la storia di uno e poi dell’altro? O, ancora, è sempre stato uno solo a scrivere? 

Discorso diverso invece per Estha e Rahel, i due bambini della vera protagonista del romanzo più importante di Arundhaty Roy, Il dio delle piccole cose. Nei loro occhi – e nella finezza della scrittura dell’autrice, mai così tersa – passa tutta l’India degli “intoccabili”, la miseria e lo splendore, il sistema delle caste e, al contempo, il fascino di una terra infinita. 

E di fascino ne ha anche la Sicilia, nell’ultimo link qui proposto (il tema è sterminato, si conceda, e questa è solo una piccola rubrica): si parla dei fratelli Sacco, al centro di uno degli ultimi (di quest’anno) lavori di Andrea Camilleri. Il grande inventore di Montalbano in questo succoso Sellerio torna al suo grande amore, la storia, per raccontare un caso giudiziario unico nel Novecento, ambientato nella Agrigento degli anni ’20. Si parla di mafia, della sfida di due contadini, dell’etica. E si parla, ancora una volta, di ottima letteratura. 


From-Libro-To-Libro continua…

appunti per i mangiAutori:

I cani volano basso (Alek Popov)
Il paese delle prugne verdi (Hertha Muller)
I fratelli Karamazov (Fedor M. Dostoevskij)
Il giovane Holden (J. D. Salinger)
Franny e Zooey (J. D. Salinger)
Alzate l’architrave: carpentieri (J. D. Salinger)
Trilogia della città di K. (Agota Kristof)
Il dio delle piccole cose (Arundhaty Roy)
La banda Sacco (Andrea Camilleri)

“Ma che cos’è, cretino?”… Idioti, che passione!

From-Libro-To-Libro
Piccola rubrica dei mangiAutori
(A cura di Alessandro Galano)


















Idioti spaventati guerrieri, verrebbe da dire, con buona pace di Benni, declinando a piacere e non senza rispetto uno dei suoi romanzi più riusciti (Comici, anziché idioti, com’è noto).  A From-Libro-To-Libro, la piccola rubrica dei mangiAutori, si può fare anche questo: tutto è concesso purché, da un libro all’altro, si linki, e di continuo. 
E allora sotto con gli idioti, tema e ispirazione di questa puntata della rubrica: in letteratura spaventati per antonomasia, proprio come l’ultimo “lento” della narrativa italiana contemporanea, Peppino, eroe di Francesco Abate e, a suo modo, guerriero (e di lui e del romanzo, per nostra gioia, s’è detto in abbondanza -> feedback).


D’altronde l’idiota, in letteratura, è una miniera: vero e proprio topos al pari dell’amore e della morte, soprattutto grazie al genio di un tale russo che, per fortuna di ogni lettore, ne ha coniato un nuovo tipo: il principe Myškin, infatti, ha piegato a suo favore il senso di questa parola, facendone l’esempio del candido fino all’assurdo, dell’angelo disadattato caduto tra i lupi e talmente buono da non rendersi conto della spietatezza umana (e non è un caso che in Un posto anche per me Francesco Abate metta come esergo al suo romanzo proprio una frase tratta da L’idiota di Dostoevskij... ecco, l’abbiamo nominato).
Russia, patria di idioti letterari, c’è poco da fare (è un elogio, sia chiaro). 
Si pensi a Gogol‘ (ucraino, per la precisione), altro macchinatore di personaggi bislacchi: in quasi tutti i suoi racconti, l’autore de Le anime morte non perde occasione per inserirne uno, facendone simbolo e croce della propria amara ironia… Un esempio? Il naso, senza dubbio, ma non solo (→ I racconti di Pietroburgo). Ma dal Grande Ucraino al Grande Russo si passa facilmente nel Novecento, scoprendo però un nuovo tipo di idiota letterario. Il compagno Poligraf Poligrafovic Pallini, infatti, è un idiota diverso, in tutto e per tutto figlio dell’epoca vissuta dal suo autore, quel Michail “Misa” Bulgakov troppo, troppo noto unicamente per il suo Il maestro e Margherita. Cuore di cane è opera altrettanto degna, per giunta meritevole di aver consegnato alla storia della letteratura quel Monsieur Pallini che, ex cane (adorabile) tramutato in uomo (pessimo) dal geniale medico Bormental’ (proprio come Bulgakov, laureato in medicina), diventa preda facile dell’ottuso sistema dei comitati politici comunisti, all’epoca all’apice della propria follia burocratica. È, tecnicamente, un “utile idiota”, espressione cara a Stalin tra l’altro, indicante quel tipo di ingenuo che, senza rendersi conto, nel tentativo di opporsi ad un sistema politico non fa che sottolinearne la forza e il buon funzionamento.

Da Mosca tornare indietro è difficile, ma si può fare: basta stare attenti agli idioti che si incontrano lungo il tragitto. Prima tappa, Praga. Un autore, due romanzi: Bohumil Hrabal, Una solitudine troppo rumorosa e Ho servito il re d’Inghilterra. Il primo ci consegna Hanta, impiegato da trentacinque anni a pressare libri da mandare al macero, meccanicamente ubriaco e meccanicamente imbevuto di letture contro la sua volontà, tratte in salvo senza un motivo particolare, non essendo né un letterato né un tipo intelligente. Il secondo, invece, ci racconta la storia di un gogoliano moderno, un idiota grottesco, comico e assurdo, del quale l’incipit, da solo, basta e avanza:

State attenti a quello che adesso vi dico. Quando arrivai all’hotel Praga, il capo mi prese per l’orecchia sinistra e tirandomela dice: “Qui tu sei piccolo di sala, perciò ricordati! non hai visto niente, non hai sentito niente! Ripeti!” E così dissi che al lavoro non vedevo niente e non sentivo niente. E il capo mi tirò per l’orecchia destra e disse:”Ma ricordati anche che devi vedere tutto e sentire tutto! Ripeti!” E così ripetei stupito che avrei visto tutto e sentito tutto. E così cominciai . 

Hrabal piace molto al “nostro” Paolo Nori il quale, nel suo penultimo romanzo, I malcontenti, cita splendidamente Pangloss, il precettore del Candido di Voltaire, al quale insegna che quello da lui vissuto è il migliore dei mondi possibili: idiota sapiente e autolesionista, verrebbe da dire, dannosissimo a livello filosofico ma gustosissimo sul piano letterario. E visto che siamo in Francia, tanto vale linkarne un paio, giusto per non dimenticare la tradizione: Memorie di un pazzo di Flaubert (sarebbe un filantropo, il protagonista, ma di fatto è un idiota alla Myškin) e… Flaubert. Già, la dichiarazione (anzi lo studio, l’analisi, l’encomio) è di Sartre, ci mancherebbe: il suo libro, dal titolo L’idiota della famiglia, è dedicato proprio al creatore di Madame Bovary, fino all’adolescenza ritenuto una sorta di scemo del villaggio, taciturno, fumoso, sempre con la testa tra le nuvole (due casi analoghi: il dislessico Einstein e l’autistico Wittgenstein). 

Dall’Italia alla Francia e da questa, andiamo in America. Sede ufficiale dell’Occidente e non meno prolifica sul piano degli idioti d’autore. Ne valga uno, come esempio su tutti: Herzog, Saul Bellow. Idiota in un certo senso completo, in grado di fondere quasi tutti i tipi ideali citati in questa rubrica: tanto “utile politicamente” quanto strambamente geniale, ingenuo come Myškin e rabbioso come Hanta, pazzo come Flaubert e fiducioso come Peppino. Scrive lettere a fondo perduto, persino a Dio, il vecchio Moses Herzog, e sarebbe un esempio perfetto di idiota americano se, in realtà, non fosse un bluff: il vero nome di Saul Bellow, infatti, è Solomon Belo, ed è il figlio di Abramo e Lescha, ebrei di San Pietroburgo emigrati in Canada poco prima della sua nascita… 
Ed ecco che tutto torna. Anzi, ritorna indietro. 

From-Libro-To-Libro continua…

appunti per i mangiAutori:

Comici spaventati guerrieri (Stefano Benni)
Un posto anche per me (Francesco Abate)
L’idiota (Fedor M. Dostoevskij)
Il naso, Le anime morte e I Racconti di Pietroburgo (Nikolaj Gogol’)
Cuore di cane e Il maestro e Margherita (Michail Bulgakov)
Ho servito il re d’Inghilterra e Una solitudine troppo rumorosa (Bohumil Hrabal)
I malcontenti (Paolo Nori)
Candido (Voltaire)
Memorie di un pazzo (Gustave Flaubert)
L’idiota di famiglia (Jean-Paul Sartre)
Herzog (Saul BelloW)


From-Libro-To-Libro

piccola rubrica dei mangiAutori
From-Libro-To-Libro

a cura di Alessandro Galano

 
















Questo è uno spazio riservato allo spam d’autore. Più che bibliofilia, è “biblio-latria” allo stato puro. Da un libro all’altro, in pratica, link dopo link. Di continuo. A gettito di spam, proprio come quelle cattive mail che ricadono a pioggia sulle caselle di posta. Al posto delle mail però, i libri. Gli autori, i titoli. A pioggia. 
Ma si fa prima a iniziare che a spiegare. 

Se una notte d’inverno un viaggiatore è un meta-romanzo di Italo Calvino il quale, come battesimo di questa rubrica dei pac-man della letteratura, ci sta proprio a pennello. Il grande autore de I nostri antenati (che proprio in questo mese, il 15 per l’esattezza, avrebbe compiuto 90 anni), alla Pennac del Decalogo del Lettore, si rivolge direttamente a chi avrà la curiosità di leggerlo, dando “del tu” al suo lettore; di più: facendo di Lui, il vero protagonista della narrazione. Lo accoglie in libreria, lo guida, gli parla dei libri che non ha letto (e di quelli che dovrà leggere e/o che mai leggerà e/o che ha solo sfogliato/iniziato/smangiucchiato eccetera eccetera), e lo accompagna sino alla sua poltrona preferita, per cominciare insieme il suo Se una notte d’inverno un viaggiatore. Che però, non comincia. O, meglio, comincia e basta. Meta-romanzo appunto, anzi romanzo di romanzi, raccolta di incipit, in quanto strutturato come una serie di brani (non racconti, si badi) che iniziano e s’interrompono sul più bello, di continuo. 

E qualcosa del genere (ecco il primo link, anzi il secondo, o meglio il terzo, dopo i Nostri Antenati e il Decalogo di Pennac) l’ha realizzato il meno noto Jerzy Kosinski, ebreo americano ristampato di recente da Elliot, fine casa editrice romana che, quando non si perde nei noir, riesce a riscoprire (e talvolta a scoprire), piccole perle letterarie (La nemica, Irene Nemirovsky). Passi, raccolta di “brani interrotti” alla Se una notte d’inverno di Calvino, ne è un esempio interessante: scritto e pubblicato negli States nel 1968, addirittura anticipa di un decennio il piccolo capolavoro di orologeria narrativa dell’autore di Ti con Zero. Non c’è un Lettore, ma ci sono diversi protagonisti senza nome, raccontati perlopiù in prima persona, abbandonati senza un centesimo su isole caraibiche, all’ombra di strani sanatori dai risvolti sessuali, in reggimenti strampalati di eserciti senza colori e in camere da letto ambigue e solitarie. 

Dal proprio canto, Foster Wallace (ahinoi, altra ricorrenza triste: cinque anni senza di lui!) parla di Passi in termini di “piccoli tableaux allegorici, di sorprendente bellezza”, forse esagerando o forse no, ma del tutto fedele alla sua predilezione per le digressioni narrative. Un esempio? Una storia, prego: come dice letteralmente la giovane protagonista del suo La scopa del sistema, Lenore, quando chiede al proprio partner di riciclarle oralmente i racconti folli che è costretto ad esaminare (e scartare) a causa del suo lavoro di editore fedifrago (e anche lì, sotto con i brani interrotti, uno meglio dell’altro… ma si sa, DFW viveva sul pianeta Trillafon, non era di questa terra).

Ad ogni modo, quarta di copertina alla mano, per Kosinski – vincitore comunque di un National Book Award – i paragoni si sprecano: Nabokov e Celine, Conrad, addirittura Kafka. Però. Nomi che pesano, insomma. E Borges forse (da solo?), può essere l’unico in grado di reggerne il peso in un eventuale contraltare, giocando interamente sulla struttura aperta dell’opera in questione: le sue Finzioni infatti (scritte tra il ’35 e il ’44), sono l’archetipo di qualsiasi componimento alla maniera di Passi. Secondo alcuni anzi, di qualsiasi componimento della narrativa contemporanea che non sia il romanzo tradizionale… Ma qui il gioco si fa serio, e questa è solo una piccola rubrica per mangiAutori. Meglio fare come Calvino e interrompersi sul più bello (i due poi, Jorge e Italo, erano pure amici).

From-Libro-To-Libro continua…


appunti per i mangiAutori:

Se una notte d’inverno un viaggiatore (Italo Calvino)
I nostri antenati (Italo Calvino)
Marcovaldo (Italo Calvino)
Il decalogo del lettore (da Come un romanzo, Daniel Pennac)
Passi (Jerzy Kosinsky, Elliot)
La nemica (Irene Nemirovsky, Elliot)
La scopa del sistema (David Foster Wallace)
Il pianeta Trillafon in Relazione alla Cosa Brutta (da Questa è l’acqua, David Foster Wallace)
Finzioni (Jorge L. Borges)