Nel cuore selvaggio del Salento

La Gazzetta del Mezzogiorno

Mezzogiorno di fuoco Nella perfida terra di Dio fra Brindisi e Taranto! Mancava da un po’, Omar Di Monopoli, ma è tornato ad arroventare il cielo narrativo di Puglia con la sua lingua bastarda, impastata di letterarietà e dialetto, senza mediazione discorsiva alcuna fra un estremo e l’altro e tante, invece, torsioni e forzature espressive di fresco conio. È tornato, Omar Di Monopoli, con la sua schiera di brutti, sporchi e cattivi condannati per forza di cose alla violenza. Ultimo romanzo, La legge di Fonzi, 2010, poi i racconti di Aspettati l’inferno, 2014: sempre con ISBN, casa editrice milanese fallita l’anno successivo. Omar Di Monopoli, quindi, è tornato in libreria con Adelphi, sacrario letterario quasi inaccessibile ai narratori italiani. Non a caso pochissimi in quel catalogo, in cui il quarantacinquenne autore pugliese di Manduria (ma nato a Bologna) ha adesso un ruolo di punta. Continua a leggere

Istanbul è ogni città

Libri&Dialoghi
venerdì 9 giugno

«In realtà è una storia lunga, ma sarò breve.» Istanbul Istanbul di Burhan Sönmez comincia così, con queste parole di Demirtay lo Studente. Istanbul Istanbul è una lotta con il tempo. A pagina 105 il vecchio rivoluzionario Küheylan racconta: «Il tempo che ticchettava nei reparti maternità, nelle strade e nei bar notturni giocava con la velocità. L’essere umano dimenticava il sole, la luna e le stelle e viveva solo di ore…». Questa continua corsa ci immiserisce: «L’ora del lavoro, l’ora della scuola, l’ora dell’appuntamento, l’ora del mangiare, l’ora di uscire. Alla fine, all’ora di andare a dormire non gli rimaneva né la forza né la voglia di pensare al mondo». Continua a leggere

L’Arminuta, energia letteraria pulita

giovedì 1 giugno
piazza Giordano
Libri&dialoghi

L’Arminuta di Donatella Di Pietrantonio è energia letteraria pulita. È fusione nucleare di due mondi alle alte temperature sentimentali ed emotive di una struggente storia familiare. L’Arminuta in dialetto abruzzese significa “la ritornata”. La protagonista del romanzo, infatti, un pomeriggio d’agosto del 1975 è restituita all’improvviso alla madre naturale che non ha mai conosciuto: dunque ritorna nella sua famiglia d’origine. Finallora ha avuto un’altra madre, è stata in una diversa famiglia. «Una mi aveva ceduta con il suo latte ancora sulla lingua, l’altra mi aveva restituita a tredici anni. Ero figlia di separazioni, parentele false o taciute, distanze. Non sapevo più da chi provenivo…». Un doppio abbandono, una duplice e dura condanna per una colpa che non c’è. Una maledizione senza nome. La stessa di Josef K. o Gregor Samsa.

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La Storia sono loro

Il Novecento in un palpitante romanzo di Anilda Ibrahimi

I personaggi del nuovo romanzo di Anilda Ibrahimi, Il tuo nome è una promessa, sono tanti, tutti forti e importanti, ma la protagonista è lei: sua maestà la Storia. La Storia sono loro: Esther e Rebecca, per esempio. Madre e figlia. Ebree. Esther sopravvive al nazismo con la propria famiglia grazie all’accoglienza dell’Albania di re Zog, l’ultimo monarca. Erano duecento gli ebrei in Albania prima della Seconda guerra mondiale, duemila alla fine. L’ospitalità “nel Paese delle aquile” è sacra: nessun ebreo fu mai consegnato agli italiani o ai nazisti durante la loro occupazione. Tutti furono sempre strenuamente protetti dalla popolazione. Ottocento uomini di Valona furono deportati per aver nascosto ebrei, seicento di loro non tornarono più dai campi di concentramento. L’Albania è per questo nell’elenco dei “giusti fra le nazioni”. Noi italiani, invece, nella nostra Storia abbiamo la vergogna delle leggi razziali. Continua a leggere

Libri in scena finisce con Un bacio

Ivan Cotroneo giovedì 25 maggio a Libri in scena

Altro che l’apostrofo o parentesi rosa dei bigliettini nei cioccolatini o l’immaginario tenero e solare ispirato alle divinità dell’amore Peynet-Prevert-Neruda-Doisneau, nel suo nuovo romanzo (breve) Ivan Cotroneo (napoletano d’origine ma romano d’adozione) restituisce al bacio la sua forza perturbante. Un bacio è la vertigine di uno slancio fuori di sé, nell’estraneità di un altro con cui riconoscerci, conoscerci di nuovo. Questo chiede con un bacio Lorenzo ad Antonio. Antonio, però, è prigioniero della corazza anaffettiva del proprio io e spara per difendersi dall’innocente richiesta del coetaneo di aprirsi a sentimenti ormai congelati dentro di sé. Continua a leggere

Quando il giovane favoloso scrive al mondo, di Michele Trecca

Tu chiamalo, come noi, il giovane favoloso. Andrea Pazienza è stato, infatti, senz’altro tale. Un genio, una singolarità, come i fisici definiscono quei fenomeni naturali che eccedono le leggi ordinarie. C’è forse una spiegazione razionale al fatto che le prime parole di Andrea bambino siano state catta e bia, cioè carta e matita, e che a diciotto mesi abbia disegnato un bel tavolo quadrato con tre gambe uguali e una più corta ma subito allungata abbozzando sulla carta un’aggiunta attaccata con dello spago? Lo ricorda Enrico Fraccacreta nel volume Il giovane Pazienza, insieme a tante altre tracce d’una grandezza così manifesta e precoce che neppure l’eredità genetica del padre artista è sufficiente a spiegare. Continua a leggere

La satira è come un atleta: ogni tabù, un ostacolo… da superare

Intervista ad Adelmo Monachese di Michele Trecca

Chi vuol esser fatalista sia, ma in rete se non certezze ci son possibilità. Moltissime. Ne è convinto, Adelmo Monachese, e ha ragione. Almeno un milione di volte. Tanti, infatti, sono quelli che seguono su Facebook il collettivo di satira Lercio. Adelmo Monachese, foggiano, è uno degli autori di questo gruppo che da alcuni giorni è in libreria con un nuovo volume: Lercio, lo sporco che fa notizia, una raccolta dei migliori articoli pubblicati in rete nel 2016 e di tanto altro materiale inedito. A sua firma, invece, nel 2015 Monachese ha pubblicato I cuochi TV sono puttane (Rogas edizioni), da cui ha tratto uno spettacolo che sta portando in giro per l’Italia. Il suo sito è ofalo.it. Ci dice, dunque, Adelmo Monachese: «La satira e il suo grado di libertà sono indicatori di una società laica ed evoluta. In Italia oggi la satira ha lo stesso stato di salute della cultura in generale. Fortunatamente il web ti costringe a fare i conti con realtà dove le cose vanno meglio o per lo meno ci si prova». Conclusione: «Non ci sono scuse per chi vuole essere fatalista.»

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