Libri in scena finisce con Un bacio

Ivan Cotroneo giovedì 25 maggio a Libri in scena

Altro che l’apostrofo o parentesi rosa dei bigliettini nei cioccolatini o l’immaginario tenero e solare ispirato alle divinità dell’amore Peynet-Prevert-Neruda-Doisneau, nel suo nuovo romanzo (breve) Ivan Cotroneo (napoletano d’origine ma romano d’adozione) restituisce al bacio la sua forza perturbante. Un bacio è la vertigine di uno slancio fuori di sé, nell’estraneità di un altro con cui riconoscerci, conoscerci di nuovo. Questo chiede con un bacio Lorenzo ad Antonio. Antonio, però, è prigioniero della corazza anaffettiva del proprio io e spara per difendersi dall’innocente richiesta del coetaneo di aprirsi a sentimenti ormai congelati dentro di sé.

La storia è ispirata a un tragico fatto di cronaca accaduto nel febbraio 2008 in un liceo californiano. Ivan Cotroneo (scrittore a tutto campo: traduttore, sceneggiatore, regista) l’ambienta, però, nella scuola di una grigia e anonima città del meridione d’Italia, una sorta di borgo metropolitano, come le periferie anonime di Ammaniti o della Vinci: «solo quattro strade che s’incrociavano davanti a una chiesa moderna, e appena fuori, la tangenziale che arrivava direttamente dai campi, e sembrava salisse sopra le case per guardare dentro le finestre della gente».

In questa bruttezza, il candore di Lorenzo è come il bianco luminoso di una neve semplicemente pulita. Lorenzo è senza genitori e ha alle spalle trascorsi di affidamenti familiari andati a male. Quando arriva in città accolto da Maria e Michele, i nuovi genitori, è ottobre e nevica. Ma la neve è grigia e sembra sporca. Lorenzo nota che Michele ha la stessa cravatta delle altre tre volte in cui l’ha incontrato e perciò decide che a Natale gliene regalerà una nuova, più vivace ed elegante. Poi a cena con Maria e Michele si presenta a tavola con il rossetto alle labbra. Lorenzo chiede di essere accettato per quello che è. La quieta onnipotenza della sua età gli fa credere possibile non dover sacrificare i propri sentimenti alle convenzioni sociali.

Perciò, appena vede nella nuova classe Antonio, che «ha il sorriso, perché ognuno ha qualcosa e Antonio ha il sorriso», Lorenzo comincia a seguirlo e a corteggiarlo provocando lo scherno dei compagni e, quindi, l’imbarazzo di Antonio, fino al momento perturbante del bacio quando Antonio non ha la forza o serenità e neppure qualcuno che lo aiuti a riconoscere nello slancio del compagno un suo stesso bisogno affettivo. Antonio ha, invece, una pressione sociale e una storia familiare che lo spingono a reagire da “maschio”. Finisce così in tragedia una preziosa occasione di arricchimento umano per i due ragazzi.

Un bacio racconta la stessa storia da tre punti di vista: il primo è quello di Lorenzo, l’ultimo di Antonio. In entrambi i casi la narrazione è in prima persona. Fra l’uno e l’altro, in terza persona, c’è la voce della professoressa Elena Valente, l’insegnante di Italiano dei due ragazzi. Elena è coinvolta emotivamente nel rapporto con i propri ragazzi. Ha la sensibilità e la lucidità necessarie per capire la complessità e la delicatezza di certe dinamiche adolescenziali e il peso insostenibile dei condizionamenti ambientali ma, per puro caso, mancherà da scuola nei giorni cruciali della tragedia, distratta dal proprio slancio sentimentale per un’ex alunna a Milano.

Un bacio è senz’altro la denuncia (irrobustita e circostanziata da alcuni dati in appendice) dei guasti dell’omofobia e d’ogni relazione sociale gerarchizzante fondata sul principio razzista delle coppie di opposti per cui è “meglio essere in un modo piuttosto che in un altro: eterosessuale anziché omosessuale, uomo anziché donna, bianco anziché nero, magro anziché grasso, di bell’aspetto anziché brutto…”. Un bacio è, però, soprattutto e semplicemente un romanzo d’amore.

Più di vent’anni fa in un’intervista a questo giornale su Camere separate, suo ultimo romanzo che raccontava la storia dell’amore omosessuale fra Leo e Thomas, Tondelli ci disse fra l’altro: «Siamo tutti uguali di fronte all’amore. Amiamo tutti allo stesso modo. La differenza la fa la famiglia, l’ambiente, l’educazione. Mi ha detto il mio editore francese che, secondo lui, il libro piacerà molto alle donne. A me in un primo momento è venuto da ridere pensando che non c’è neppure una donna nel romanzo. Poi, però, egli mi ha spiegato e ha detto che il libro mostra un uomo com’è, come ama, come soffre: le sue debolezze, i suoi slanci, il suo pianto. E questo, in effetti, può piacere alle donne. Le dinamiche d’amore, in fin dei conti, sono sempre uguali, in ogni rapporto: anche quando questo non è vidimato socialmente».

Oggi c’è più bisogno di allora di affermare la commovente ed eguale bellezza d’ogni essere umano nel momento dello slancio amoroso. Con il rigore etico ed espressivo di Un bacio, Ivan Cotroneo (suo precedente romanzo, La kriptonyte nella borsa, premio “Libri a trazione anteriore”, Foggia 2008) scolpisce in modo indelebile nel cuore d’ogni lettore questa verità elementare, ma ancora perturbante perché troppo spesso in realtà con l’amore abbiamo una familiare estraneità.

Michele Trecca

 

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