La satira è come un atleta: ogni tabù, un ostacolo… da superare

Intervista ad Adelmo Monachese di Michele Trecca

Chi vuol esser fatalista sia, ma in rete se non certezze ci son possibilità. Moltissime. Ne è convinto, Adelmo Monachese, e ha ragione. Almeno un milione di volte. Tanti, infatti, sono quelli che seguono su Facebook il collettivo di satira Lercio. Adelmo Monachese, foggiano, è uno degli autori di questo gruppo che da alcuni giorni è in libreria con un nuovo volume: Lercio, lo sporco che fa notizia, una raccolta dei migliori articoli pubblicati in rete nel 2016 e di tanto altro materiale inedito. A sua firma, invece, nel 2015 Monachese ha pubblicato I cuochi TV sono puttane (Rogas edizioni), da cui ha tratto uno spettacolo che sta portando in giro per l’Italia. Il suo sito è ofalo.it. Ci dice, dunque, Adelmo Monachese: «La satira e il suo grado di libertà sono indicatori di una società laica ed evoluta. In Italia oggi la satira ha lo stesso stato di salute della cultura in generale. Fortunatamente il web ti costringe a fare i conti con realtà dove le cose vanno meglio o per lo meno ci si prova». Conclusione: «Non ci sono scuse per chi vuole essere fatalista.»

E allora avanti, ad ogni costo: «La satira – ci dice Adelmo Monachese – è come un atleta che gareggia nella corsa ad ostacoli, ogni ostacolo un nuovo tabù. Per saltarlo bene ci vogliono tecnica, allenamento, doti personali e il tempo giusto. Se sbagli vai a sbattere contro l’ostacolo e scatta la reazione: “Hai esagerato, questo non si doveva fare”. Come disse il “maestro” di noi di Lercio, Daniele Luttazzi, all’allora ministro Gasparri che lo accusava di voler fare informazione oltre che satira: “La satira informa, deforma e fa quello che cazzo le pare”. Insomma, la linea editoriale di Charlie Hebdo».

Nelle parole di Adelmo Monachese la passione e l’orgoglio del mestiere sono tutt’uno con consapevolezza e progettualità. La satira è saggezza, non ne abbiamo dubbi ascoltandolo. «Non mi piace, però, nemmeno non avere freni e giustificare tutto con: “Ma dai, è satira!”. Assolutamente no. Iniziamo a dire che la satira non deve prendersela con le vittime, altrimenti non è satira ma fascismo».

– E nemmeno deve alimentare fake news o “bufale”… Come trattate voi di Lercio questa materia sporca?

«Attenzione, noi non facciamo fake news, ma fictional news. Le fake news sono le famigerate “bufale” che, per rimanere in metafora gastronomica, hanno il retrogusto amaro della truffa al lettore. Le fictional news sono apertamente e dichiaratamente inventate e vogliono essere apprezzate per fantasia e comicità. In sintesi: la nostra soddisfazione non è quella di essere presi per veri ma sentirci dire che siamo divertenti.»

– Che differenza c’è fra satira e comicità?

«Cerco di risolverla con un esempio: Sapete chi è l’essere vivente più pericoloso al mondo? Un pitbull con l’Aids! (comicità). No! L’essere più pericoloso al mondo è quello che ha attaccato l’Aids al pitbull! (satira).»

– Quando la satira fa male al potere? Quando, invece, lo compiace?

«La satira fa male al potere quando è satira, quando lo compiace non è satira, è il Bagaglino.»

– È solo un caso che il movimento politico oggi primo nei sondaggi sia stato fondato da un comico?

«No, non è solo un caso, ma non è un bene. Il comico deve distruggere le strutture malate di politica e società. Allora il pubblico, disorientato, è portato ad affidarsi al comico e a chiedergli: “E allora come fare?”. Il comico, però, si deve fermare lì, appellarsi alla maturità del pubblico e invitarlo a trovare le soluzioni altrove. Invece Grillo non ha resistito alle lusinghe del potere ed ha trasformato il suo pubblico in elettorato.»

– Esiste una via pugliese alla satira e alla comicità?

«Oltre la tarantella spacca ginocchia di Emiliano?»

– Quando e come hai scoperto la tua passione e il tuo talento per la satira?

«Semplicemente quando, nel rapporto con gli altri, ho capito che riuscivo a esprimere meglio tesi e concetti attraverso la satira. Senza tralasciare un effetto benefico assolutamente non secondario: con una battuta spesso si può sublimare l’aggressività, sia personale sia sociale. Non a caso i re permettevano ai giullari di prenderli in giro.»

– Che qualità sono necessarie a chi fa satira?

«Una su tutte: essere capace di vivere sotto la soglia di povertà. Ah, anche riuscire a essere molto sintetici. Veloci. Il ritmo prima di tutto.»

– Quali i tuoi modelli di riferimento?

«Tra i consigli di Erri De Luca ai giovani scrittori c’era quello di non leggere “da scrittore” ma sempre “da lettore”, innamorarsi, indignarsi, farsi condurre dal filo della trama senza avere mai una lettura tecnica. Ho fatto mio questo consiglio anche perché la satira, al netto delle regole con cui praticarla, e siamo quasi nell’ambito della matematica, è un’espressione fortemente personale. Ho i miei preferiti, ma non posso dire che, ad esempio, Maurizio Milani sia un mio riferimento perché non potrei mai fare quello che fa lui, ma lo adoro. I nomi sarebbero tanti, mi limito a citare Woody Allen, non solo come regista e attore ma anche come scrittore e, un nome che forse non molti si aspetterebbero, Umberto Eco. In molti suoi scritti (mi viene da pensare ai Diari minimi, alle Bustine di Minerva, o uno dei suoi ultimi: Come viaggiare con un salmone) ci sono vette satiriche non raggiunte nemmeno da chi si occupa di fare satira a tempo pieno. Basta, però, parlare di me.»

Appunto, sintesi, che è una forma di saggezza.

(La Gazzetta del Mezzogiorno, 22 aprile 2017)

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