In democrazia non c’è serie B

venerdì 3 febbraio 2017

venerdì 3 febbraio 2017

Benché abbia una storia antica e gloriosa, la democrazia è un bene fragile perché dà i propri frutti solo se c’è l’impegno di tutti. Basta un guasto qualsiasi nella rete sociale e il segnale s’interrompe. Il 15 ottobre 2009 a Roma c’è stato un blackout della democrazia e Stefano Cucchi, trentaduenne, è finito nel cono d’ombra della violenza. «Lo Stato che quella sera lo aveva preso in custodia una settimana dopo ha restituito solo un cadavere».

Carlo Bonini, uno dei più importanti giornalisti italiani d’inchiesta, ha seguito questa vicenda dal primo momento e dopo sette anni l’ha ricostruita in un libro tragicamente appassionante. Il corpo del reato ha il ritmo e la costruzione narrativa di un romanzo ma, purtroppo, dice e documenta con rigore solo ciò che è stato: un omicidio.

Questa è la verità di Bonini, questa è l’ipotesi giudiziaria (omicidio preterintenzionale) della magistratura che il 17 gennaio scorso ha rinviato a giudizio i carabinieri protagonisti dell’arresto di Stefano Cucchi. In caserma l’hanno pestato – è l’ipotesi accusatoria – fino a ridurgli il viso in quelle orribili condizioni in cui tanti di noi l’hanno visto innumerevoli volte sui giornali. Gli hanno spaccato due vertebre: provocando così una serie di gravi complicazioni fino alla morte. Poi hanno cercato di nascondere i fatti, accusando altri che sapevano innocenti.

Ma il cadavere di Stefano Cucchi «parla. E tutti lo dobbiamo ascoltare» perché se qualcuno fa della propria autorità un abuso e pensa di poter picchiare impunemente «un tossico di merda» siamo tutti coinvolti, in un modo o nell’altro. In democrazia non ci sono cittadini di serie B. La democrazia è un bene comune, e tutti dobbiamo provvedere alla sua «manutenzione quotidiana». Il corpo del reato di Carlo Bonini è una grande lezione di democrazia.

Michele Trecca, frame 3/17

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