Everybody needs some books to love

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Marco Buticchi, Casa di mare, Longanesi

Quando a pagina 151 di Casa di mare con l’evidenza della propria nascita Marco Buticchi ti dice quel che già sai, e cioè che sta raccontando la vita del padre, tu non puoi non sentire dentro di te una fitta di commozione. «Io, suo figlio Marco, ero nato da una manciata di secondi.» Quel giorno, prima di arrivare nella clinica del parto, Albino Buticchi aveva avuto un incidente durante le prove di una gara automobilistica e la notte precedente aveva ceduto al fascino di una giovane signora compromettendo così il proprio matrimonio.

Casa di mare è un romanzo autobiografico. Un figlio racconta il padre. E cioè: un maestro dell’avventura (il primo italiano a essere pubblicato nella stessa collana di Wilbur Smith) racconta una vita tanto spericolata e intensa che lui con tutti i suoi viaggi e la sua fantasia non l’avrebbe mai neppure immaginata. Quella storia così incredibile, però, era corpo e sangue della sua persona, da sempre, e infine Marco Buticchi ha trovato la forza di scriverla.

Tutto suo padre Albino provò: disperata miseria e smodata ricchezza, l’ebbrezza del successo e il vizio rovinoso del gioco. Quel demone n’accecò la vita fino a togliergli la vista la notte del 14 febbraio del 1983 quando, disperato per i sensi di colpa di una nuova ingente perdita al tavolo verde si sparò un colpo alla tempia per farla finita. Si salvò per miracolo, ma rimase cieco per il resto dei suoi giorni. Il romanzo comincia da qui, e non poteva che essere così.

Poi in ordine cronologico una vita che sembra ricavata da un incrocio delle migliori e più disparate storie letterarie ottocentesche e d’inizio del secolo scorso, invece è tutto vero e siamo a Ca’ di Mare, piccolo borgo di pescatori sul porto di Lerici, dove Albino nacque nel 1926.

Albino Buticchi non è Olver Twist ma perde subito i genitori e ha giri loschi anche lui sin da ragazzo. Non è Martin Eden ma il mare è la sua casa e come lui ama una donna d’altro ceto sociale, la prima moglie, madre dell’autore. Finisce in carcere e rischia la deportazione in Germania. Si arruola nella Legione straniera e poi fugge. Riesce ad arrivare negli Stati Uniti ma è subito espulso. Fa il pilota d’auto con successo. Contrabbanda petrolio, lavora per un’importante multinazionale e si arricchisce fino a diventare uno degli uomini più facoltosi d’Italia. Acquista il Milan e dalla gloria di una coppa europea in quel fatale 1973 dopo alcuni giorni cade nella polvere del rovescio forse più clamoroso della storia di quella squadra. Poi l’amicizia con l’Aga Kahn e i fasti della Costa Smeralda come un grande Gatsby italiano, intanto però subisce lo scempio della propria vita sentimentale con accuse infamanti sulle prime pagine dei giornali alimentate dalla perfidia di alcuni pretoriani del potere, quindi gli agguati della criminalità contro i propri cari e il figlio Marco stesso al tempo delle violenze politico-mafiose e dei rapimenti, infine la trappola di un’amicizia infida. Non mancano nomi e cognomi, spesso vistosi e ben noti, a circostanziare la narrazione. Tante volte Albino Buticchi cadde e poi risorse, ma nulla poté contro la maledizione del gioco.

La sua storia è un’autobiografia della nostra nazione raccontata dal vertice dei suoi eccessi, nel bene e nel male. Albino Buticchi ha la stessa caratura del protagonista del fortunato romanzo d’esordio di Alessandro Piperno, Con le peggiori intenzioni. Curiosamente, la copertina dei due libri è quasi identica. Del tutto diversa, però, la scrittura. Se quella di Piperno è raffinata e lussureggiante, Marco Buticchi, invece, racconta con la magia di un pudore che nulla nasconde, ma tutto dice con parole così schiette e semplici che più scarne e struggenti non si può. Casa di mare ha il sapore dell’epicità. È un omaggio di verità romanzesca di un figlio al padre, di un cittadino al proprio Paese, di uno scrittore alla sua idea di letteratura. I fatti fascinosi, però, questa volta Marco Buticchi non li ha presi come sempre in giro per il mondo ma nell’intimità della Ca’ di Mare di famiglia.

Michele Trecca

Gazzetta del Mezzogiorno, 25 settembre 2016

 

 

 

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