Flashbook – L’ultimo arrivato

Everybody needs some books to love

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Nazionalpopolare, come fosse il più feroce degli insulti, disse nel 1987 un certo presidente della Rai (Enrico Manca) per tacciare di pochezza culturale un programma d’intrattenimento (di Pippo Baudo) durante il quale in un intervento comico (di Beppe Grillo) era stata colpita la sua parte politica (i socialisti: Ma se in Cina sono tutti socialisti, i socialisti cinesi a chi rubano?).

Nazionale e popolare (e viceversa) diceva, invece, Antonio Gramsci dovrebbe essere la nostra letteratura anziché oscillare fra un cosmopolitismo sterile benché raffinato e un provincialismo comunque asfittico.

Oggi con lo spettro del populismo (agitato come l’aglio o la croce con i vampiri) si sta cancellando la radice semantica della parola popolo. Dagli anni ottanta, ormai, essa è praticata solo nell’uso depotenziato e settoriale per «indicare singole parti e segmenti di quella stessa società, che una volta aveva rappresentato nel suo insieme. Via le classi, si moltiplicano i popoli: popolo gay, popolo rossonero (i tifosi del Milan, ma s’intende che ogni squadra di calcio ha il suo popolo), popolo degli alfisti, popolo dei jeans (quello dei concerti rock), popolo di vacanzieri, popolo comunista…», Sebastiano Vassalli, Il neoitaliano, Zanichelli, 1989.

L’ultimo arrivato di Marco Balzano è per noi un ottimo romanzo nazionale e popolare (e viceversa) in senso gramsciano poiché salda in modo indissolubile rappresentatività nazionale e centralità popolare. Il romanzo, infatti, racconta gli ultimi sessant’anni della storia d’Italia con voce dal basso capace di forte egemonia sociale. Con l’unicità del suo linguaggio e i tanti errori e le molteplici contraddizioni del suo diverso esiglio di emigrato bambino dalla Sicilia a Milano nel 1959, il protagonista è dentro quel grumo di valori che potrebbero essere maggioritari e dovrebbero essere fondanti del nostro vivere civile. La politica e la sinistra, però, mandano fumo tra una nebbia di teorie, sono terra di ciarle e di calunnieLe onde, Boris Pasternak, qui nell’interpretazione di Carmelo Bene, http://bit.ly/1S8ebLi.

Michele Trecca

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