Gabriele Romagnoli, “Solo bagaglio a mano”

“Viaggiare leggeri. Essere leggeri. Vivere leggeri”
Gabriele Romagnoli non ha dubbi: Solo bagaglio a mano
Domenica 17 gennaio, ore 11.30, in libreria. Un grande autore e giornalista
Il primo “fuoriprogramma” frutto della collaborazione con Musica Civica

romagnoli

Ha viaggiato in oltre settanta paesi del mondo. Da molti di questi, ha scritto per i più importanti magazine italiani e stranieri. È stato un “bersaglio mobile” in Africa, un conforto per un amico imprenditore della provincia italiana travolto dalla crisi e da qualche colpa, ed è rientrato, con uno zainetto pieno di zip, dal suo personalissimo funerale coreano. Nessun trucco, è tutto in Solo bagaglio a mano (Feltrinelli, 2015), sorprendente e agilissimo libro di difficile (e per questo felice) collocazione, scritto da Gabriele Romagnoli.

Firma di punta del gruppo L’Espresso, e di Repubblica in particolare, autore di brillanti reportage, è il primo ospite in programma della rassegna Musica Civica diretta dal Maestro Gianna Fratta, protagonista del fuoriprogramma di domenica 17 gennaio, ore 11.30, nello spazio live della libreria Ubik di Foggia (partner della kermesse). In serata poi, come da cartellone, l’autore terrà la consueta conferenza-concerto al Teatro del Fuoco, alle ore 18, dal titolo “Senza ed essenza – Il minimalismo nella musica e nella vita” (Orchestra da camera Musica Civica; Gianluca Martinenghi, direttore; Massimo Ottoni, sand-artist).


Solo bagaglio a mano (Feltrinelli, 2015). Non ingombrare, non essere ingombranti: è l’unica prospettiva che si possa contare fra quelle positive, efficaci, forse anche moralmente e politicamente buone. Gabriele Romagnoli ha avuto modo di pensarci in Corea, mentre era virtualmente morto, chiuso in una cassa di legno, per un bizzarro rito-esperimento.

Nel silenzio claustrofobico di quella bara, con addosso solo una vestaglia senza tasche (perché, come si dice a Napoli, “l’ultimo vestito è senza tasche”), arrivano le storie, le riflessioni, i pensieri ossessivi che hanno a che fare con la moderazione. Il bagaglio a mano, per esempio. Un bagaglio che chiede l’indispensabile, e dunque, chiedendo di scegliere, mette in moto una critica del possibile. Un bagaglio che impone di selezionare un vestito multiuso, un accessorio funzionale, persino un colore non invadente.

Il bagaglio del grande viaggiatore diventa metafora di un modello di esistenza che vede nel “perdere” una forma di ricchezza, che sollecita l’affrancamento dai bisogni, che non teme la privazione del “senza”. Anche di fronte alle più torve minacce del mondo, la leggerezza di sapersi slegato dalla dipendenza tutta occidentale della “pesantezza” del corpo, e da ciò che a essa si accompagna, diventa un’ipotesi di salvezza.

Viaggiare leggeri. Essere leggeri. Vivere leggeri. Gabriele Romagnoli centra uno dei temi decisivi della società contemporanea e della sopravvivenza globale e scrive una delle sue opere più saporite, il racconto di una rinascita, di un risveglio. Senza magniloquenza. Senza arroganza. Senza.

In ogni istante, anche ora, anche intorno a voi, finiscono amori, si sgretolano patrimoni, vengono cancellate esistenze irrinunciabili e contemporaneamente si accendono altre passioni, crescono nuove fortune, sbocciano splendide vite. E si va avanti.

Gabriele Romagnoli (Bologna, 1960) è giornalista e scrittore. Collabora a “la Repubblica”. Fra le sue opere: Navi in bottiglia (Mondadori, 1993), Louisiana blues (Feltrinelli, 2001), L’artista (Feltrinelli, 2004), Non ci sono santi (Mondadori, 2006), Un tuffo nella luce (Mondadori, 2010) e Domanda di grazia (Mondadori, 2014), Solo bagaglio a mano (Feltrinelli, 2015).

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