Gli anni al contrario, Nadia Terranova

Nadia Terranova
Gli anni al contrario
(Einaudi)

Recensione a cura di Michele Trecca

terranova cop

Lo sapevamo che Gli anni al contrario di Nadia Terranova ci avrebbe fregato. Troppi gli indizi. Intanto le parole appassionate del giovane lettore che per primo ce ne aveva parlato: ricorda un po’ La meglio gioventù, c’è qualcosa anche di Forrest gump. Doppio allarme. Quelli sono film che ci hanno fatto sanguinare. Gli anni al contrario poi – scopriamo sempre dal nostro amico – sono quegli stessi Settanta della nostra giovinezza. Anni roventi, di sogni e di scontri. Una febbre che toccò tutto il Paese, anche Messina, città di nascita dell’autrice (ormai romana) e luogo di ambientazione del romanzo.

La definitiva certezza che non saremmo venuti fuori dalla lettura emotivamente indenni l’abbiamo avuta a pagina trentatré: il giorno del matrimonio di Aurora, incinta, e Giovanni, il papà. Giovanissimi, avevano incrociato le loro storie all’università, mescolando in un’illusione di onnipotenza bellezza, innocenza, entusiasmo, studio matto e disperatissimo, lei, passione politica rivoluzionaria, lui. Il Movimento studentesco è per entrambi la libertà: per lei dal padre “fascistissimo” e dalla rigida e bigotta educazione dalle suore; per lui, arrivato per ultimo e forse “in ritardo”, dal carisma del padre socialista e libertario. Poi con il matrimonio il suggello di un’eguale «fiducia totale e immediata nel futuro più prossimo», che è tanto la figlia in arrivo quanto il mondo nuovo alle porte. Chi ha un po’ di anni sa che quando la vita ti dà subito un tale sproposito di certezze e felicità poi il resto dei giorni sono solo il conto da pagare per quei pochi momenti.

È così anche per Aurora e Giovanni. Già nella stessa pagina trentatré c’è uno smottamento premonitore. Dopo aver letto della pienezza di bacio sull’altare fra i due giovani, eccoci informati dello sconquasso di dubbi che fra “erba” e whiskey e vagabondaggio aveva tempestato il cuore di Giovanni la notte prima delle nozze. Aurora e Giovanni, due dei tanti di una generazione che con sfrontato coraggio nel Settantasette ha dato l’assalto del cielo e che poi nella quotidianità degli impegni di vita ha scoperto, atterrita, fragilità e inadeguatezza.

Gli anni al contrario è il racconto delle discese ardite e delle risalite di Giovanni che non riesce a staccarsi da un’idea romantica di vita eroica e perciò prima lambisce e poi precipita nel gorgo di esperienze autodistruttive. Gli anni al contrario è il racconto di Aurora che da bambina si ritrova donna, della forza dolorosa e tenace con cui ella tiene vivo il fiore dei sogni comuni e fin che può e come può fa da argine e da sponda all’irrequietezza del marito. Gli anni al contrario è la storia di Mara e dell’innata saggezza della sua infanzia che riesce a farle godere l’amore così diverso ma ugualmente intenso tanto dell’uno quanto dell’altro genitore.

Nadia Terranova racconta per capitoli brevi, schiva e scalcia la retorica seguendo gli scarti bruschi di vite continuamente battute da venti contrari e dà profondità alla narrazione con affondi icastici di grande suggestione fino a ricordare a tutti con le parole di Majakovskij che «Per quel che concerne il pane la cosa è chiara, e per quel che concerne la pace anche. Ma la questione cardinale della primavera va risolta, ad ogni costo».
Gli anni al contrario è uno di quei libri che quando finisci di leggerlo hai gli occhi umidi e il cuore in subbuglio. E perciò lo rileggi. E poi ne parli a un amico.

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