Le verità incendiarie di Cosimo Argentina

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Cosimo Argentina, L’umano sistema fognario, Manni

recensione di Michele Trecca

 

Se vai alla guerra, servono armi. Scrive Cosimo Argentina a pag. 61 del suo nuovo romanzo, L’umano sistema fognario: «…ogni generale che si rispetti deve offrirsi alla battaglia al massimo della sua potenza di fuoco». Ancor di più quando il nemico è l’ipocrisia. Ecco allora Emiliano Maresca: una bomba nucleare, di verità. Una maschera tragicomica che gronda sangue e che, però, alla propria greve disperazione sociale oppone una vitalità autocritica, beffarda e iconoclasta, e un particolare lirismo ironico.

Se fosse foco Emiliano Maresca arderebbe lo mondo, a cominciare da Taranto. La sua Beatrice si chiama Anansa e «fa’ che» (lingua Argentina) a ogni cosa bella Emiliano concede il suo nome, come una corona: «un’anansa pettinatura, un’anansamobile…». Anansa è il sogno, in un inferno quotidiano arroventato dall’heavy metal dei Morbid Angel, dei Machines of loving grace, dei Cannibal Corpse… e dalle continue umiliazioni sul lavoro: factotum di Anfi, il papà della dea Anansa, cento euro a settimana, quattrocento al mese. Un’elemosina, per fare un piacere alla madre e beccare un po’ di contributi. Meno male che ci sono i mille e centosettanta della pensione di professoressa di musica della madre stessa, da tempo a letto in stato quasi comatoso.

Il romanzo comincia quando questa muore. Con lei rischiano di volare via pensione, lavoro e casa (del Comune, in affitto gratuito alla defunta). A Emiliano rimarrebbe solo la pesante eredità di una comunicazione dell’ultim’ora: il nome del padre, mai conosciuto e che ora egli apprende essere un tipo insulso, uno dei tanti «carrelli animati» del branco dei supermercati, uno di quelli con cui è stata la madre, che si concedeva in modo generoso integrando le entrate. Dopo averle spezzato il collo con un coperchio in modo da farcela entrare, Emiliano, quindi, la iberna in frigo per continuare a incassare e protrarre così l’assoluto nulla dei suoi giorni.

Ora, però, vi diciamo una cosa nient’affatto balorda: L’umano sistema fognario è, fra l’altro, uno struggente epicedio, o componimento poetico di lode funebre. Proprio perché a rovescio: più ne vilipende il cadavere e la memoria, più Emiliano onora la madre. Accade grazie alla potenza di fuoco d’una scrittura che dispiega un incredibile armamentario di registri e riesce a tenerli in cristallino equilibrio, con perfetto automatismo dei cambi, tanto da far sgorgare polle di sentimenti puri e forti dallo squallore del degrado.

Leggete qua: «Secondo me in questo preciso istante stai cercando di accoppiarti con un diavolo oppure stai rompendo la devozione a qualche santo. Ahi ahi ahi… mi sto commovendo. Sì, lei è un paradiso. Il paradiso è come un’officina dove tu vai e ti mettono a posto i pezzi che la vita ha ammaccato e lei di ammaccature ne aveva a terremoto. E forse l’ammaccatura peggiore l’ha subita dal tamponamento turgescente ad opera di Ignazio Borgogna».

Che ci farà Emiliano con questo padre? Lo cercherà? Lo abbraccerà? Si vendicherà? Intanto per padre ha Hitler. La sua camera è «un modesto tributo» a lui e ai re del rock: Led Zeppelin Black Sabbath, ACDC, Iron Maiden, Deep Purple e al centro una gran foto «del buon vecchio Adolf in auto con quel moderato di Benito», poi «un tot di libri sul nazismo» e immagini assortite del Terzo Reich.

L’umano sistema fognario svaria dal dialetto all’aulico, dalle invenzioni lessicali ai giochi di parole, dalla beffa al sarcasmo, alla satira e con le sue forzature grottesche e provocatorie è senz’altro fra le massime espressioni di quella radicalità letteraria quanto mai necessaria oggi per dar voce alla verità incendiaria degli ultimi. L’umano sistema fognario è per noi il nuovo vertice della produzione narrativa di Cosimo Argentina.

La Gazzetta del Mezzogiorno, 4 gennaio 2015

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