Fabio Stassi a Foggia

Torna “QuINDI – narrativa indipendente”, con un grande autore Sellerio
Storia di Soledad, cantante e leggenda
Più che un romanzo, un piede nel vuoto
Giovedì 22 maggio, ore 19. Fabio Stassi presenta Come un respiro interrotto
Alla Ubik di Foggia, l’autore de L’ultimo ballo di Charlot, tradotto in 17 paesi

stassi foto

“Perdonatemi, il mondo ha troppe stonature”: aveva scelto anche una bella frase, Matteo, musicista, neanche ventenne, il giorno della sua dipartita – lo stesso in cui incontra per la prima volta Soledad. È il 1970 e Matteo non muore più, anzi: mette “un piede nel vuoto”. Perché è questo l’effetto che fa la voce di Sole, la cantante protagonista del nuovo romanzo di Fabio Stassi, diventato una delle più significative voci della letteratura italiana e ospite della libreria Ubik di Foggia il prossimo giovedì 22 maggio, alle ore 19, con il suo nuovo romanzo: Come un respiro interrotto (Sellerio, 2014). Un titolo tutt’altro che casuale, motivato già nelle prime pagine, come ritratto della voce di Sole: “Una nota eri terra, e quella dopo spaesamento. Ma la gente si fidava. La gente si lasciava condurre. Dopo un poco, prendeva a respirare attraverso la tua bocca”.

Lo scrittore di origini albanesi, nativo di Viterbo e autore dell’amatissimo L’ultimo ballo di Charlot (Sellerio, 2013), giunto secondo classificato all’ultima edizione del Campiello, tradotto in 17 lingue, vincitore del Premio Sciascia Racalmare, Premio Caffè Corretto Città di Cave, Premio Alassio, è il nuovo protagonista della rassegna che porta le case editrici indipendenti alla libreria Ubik di Foggia, dal titolo QuINDI – Le dimensioni non contano. “Ci sono romanzi che raccontano sentimenti, altri che ne fondano di nuovi aiutandoti a riconoscere e a dare un nome a ciò che da tempo è dentro di te: fra musica e poesia, Come un respiro interrotto è un romanzo così”. È uno stralcio della recensione pubblicato sulla Gazzetta del Mezzogiorno, a firma del direttore artistico della libreria, Michele Trecca, chiamato a conversare con Fabio Stassi.

Come un respiro interrotto (Sellerio, 2014; Il contesto n. 46; 316 pagine, 16 euro). Raccontare una vita è un gesto romanzesco. Perché solo nella finzione di un romanzo si può tentare di comporre quasi senza ombre e silenzi il ritratto di un uomo o di una donna, e chiamare a raccolta i testimoni dei fatti come in un’inchiesta, mettendo insieme frammenti e ricordi, pareri e illazioni.
Questa è la sfida del romanzo di Fabio Stassi: narrare la vita intera di una donna radunando le prove, gli sguardi e le parole di chi l’ha conosciuta, di chi l’ha amata, di quelli che hanno lavorato o sognato con lei, oppure di chi l’ha vista anche per un momento, ma quel momento l’ha serbato nella memoria. Sole, Soledad, è la donna di questa storia, un’artista, una bambina silenziosa, una ragazza che fa emozionare, una signora che molto ha vissuto, e soprattutto, almeno agli occhi del mondo, una cantante. E Sole non ha mai inciso un disco, perché niente di lei poteva essere registrato.

All’inizio degli anni Sessanta è ancora una bambina che abita a Roma. Sulla terrazza del suo palazzo a Trastevere ascolta con lo zio una radio a transistor, e scopre le voci del mondo. Nel 2011 Sole è sparita, è andata in spiaggia e nessuno l’ha vista più. Ha lasciato spartiti, un quaderno, libri e il numero di un vecchio amico. Il suo diario racconta che in prima media un anziano insegnante di musica, dopo aver ascoltato la sua voce, le aveva imposto il silenzio per tre anni. E fu allora, per reazione, che aveva iniziato a cantare. Anni dopo, ce lo riferisce Matteo, il suo contrabbassista e l’amico più caro, l’amore forse mancato, Sole è al funerale di Nino, un compagno della lotta politica, del movimento che ha infiammato e travolto la sua generazione. Canta il suo elogio funebre: «Se a chi era presente quel giorno avessero chiesto cosa si vedeva nella sua voce, tutti avrebbero risposto che si vedeva Nino, il corpo storto di Nino, il suo sorriso esagerato».

Sole e la sua famiglia, lo zio ciabattino, la madre altruista, il padre orgoglioso, il rumore di una casa simile a «un alveare pieno di lingue e di colpi di martello», il crescere disordinato della felicità e del dolore. Attorno a lei emerge man mano anche il ritratto di un gruppo di amici che si trova e si smarrisce, e per un momento ha la convinzione di poter fare qualsiasi cosa. Amare, tradirsi, suonare la migliore musica al mondo, magari cambiarlo, il mondo, esibendo il proprio talento, urlando la propria rabbia, scendendo in piazza pronti allo scontro, pronti a tutto.
Questa è una storia senza sconfitti e vincitori, in cui brillano le scintille luminose degli istanti di passione e di rivelazione, il vibrare basso della paura, il fragore vigoroso di una melodia. Come può accadere solo nei romanzi, ci sembra di conoscere i personaggi più di noi stessi. E nessuno di loro è perfetto ma tutti ci sembrano veri, perché nel loro volto appare, per intero, la vita (IV di copertina).

Fabio Stassi. Autore di Fumisteria (GBM 2006, Premio Vittorini per il miglior esordio), È finito il nostro carnevale (2007), La rivincita di Capablanca (2008), Holden, Lolita, Zivago e gli altri (2010), pubblicati da minimum fax. Con questa casa editrice ha partecipato nel 2009 all’antologia Articolo1. Racconti sul lavoro, ha scritto L’ultimo ballo di Charlot, in traduzione in diciassette lingue (secondo classificato al Campiello 2013, Premio Sciascia Racalmare, Premio Caffè Corretto Città di Cave, Premio Alassio), e ha curato l’edizione italiana di Curarsi con i libri. Rimedi letterari per ogni malanno (2013).

 

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