“Ma che cos’è, cretino?”… Idioti, che passione!

From-Libro-To-Libro
Piccola rubrica dei mangiAutori
(A cura di Alessandro Galano)


















Idioti spaventati guerrieri, verrebbe da dire, con buona pace di Benni, declinando a piacere e non senza rispetto uno dei suoi romanzi più riusciti (Comici, anziché idioti, com’è noto).  A From-Libro-To-Libro, la piccola rubrica dei mangiAutori, si può fare anche questo: tutto è concesso purché, da un libro all’altro, si linki, e di continuo. 
E allora sotto con gli idioti, tema e ispirazione di questa puntata della rubrica: in letteratura spaventati per antonomasia, proprio come l’ultimo “lento” della narrativa italiana contemporanea, Peppino, eroe di Francesco Abate e, a suo modo, guerriero (e di lui e del romanzo, per nostra gioia, s’è detto in abbondanza -> feedback).


D’altronde l’idiota, in letteratura, è una miniera: vero e proprio topos al pari dell’amore e della morte, soprattutto grazie al genio di un tale russo che, per fortuna di ogni lettore, ne ha coniato un nuovo tipo: il principe Myškin, infatti, ha piegato a suo favore il senso di questa parola, facendone l’esempio del candido fino all’assurdo, dell’angelo disadattato caduto tra i lupi e talmente buono da non rendersi conto della spietatezza umana (e non è un caso che in Un posto anche per me Francesco Abate metta come esergo al suo romanzo proprio una frase tratta da L’idiota di Dostoevskij... ecco, l’abbiamo nominato).
Russia, patria di idioti letterari, c’è poco da fare (è un elogio, sia chiaro). 
Si pensi a Gogol‘ (ucraino, per la precisione), altro macchinatore di personaggi bislacchi: in quasi tutti i suoi racconti, l’autore de Le anime morte non perde occasione per inserirne uno, facendone simbolo e croce della propria amara ironia… Un esempio? Il naso, senza dubbio, ma non solo (→ I racconti di Pietroburgo). Ma dal Grande Ucraino al Grande Russo si passa facilmente nel Novecento, scoprendo però un nuovo tipo di idiota letterario. Il compagno Poligraf Poligrafovic Pallini, infatti, è un idiota diverso, in tutto e per tutto figlio dell’epoca vissuta dal suo autore, quel Michail “Misa” Bulgakov troppo, troppo noto unicamente per il suo Il maestro e Margherita. Cuore di cane è opera altrettanto degna, per giunta meritevole di aver consegnato alla storia della letteratura quel Monsieur Pallini che, ex cane (adorabile) tramutato in uomo (pessimo) dal geniale medico Bormental’ (proprio come Bulgakov, laureato in medicina), diventa preda facile dell’ottuso sistema dei comitati politici comunisti, all’epoca all’apice della propria follia burocratica. È, tecnicamente, un “utile idiota”, espressione cara a Stalin tra l’altro, indicante quel tipo di ingenuo che, senza rendersi conto, nel tentativo di opporsi ad un sistema politico non fa che sottolinearne la forza e il buon funzionamento.

Da Mosca tornare indietro è difficile, ma si può fare: basta stare attenti agli idioti che si incontrano lungo il tragitto. Prima tappa, Praga. Un autore, due romanzi: Bohumil Hrabal, Una solitudine troppo rumorosa e Ho servito il re d’Inghilterra. Il primo ci consegna Hanta, impiegato da trentacinque anni a pressare libri da mandare al macero, meccanicamente ubriaco e meccanicamente imbevuto di letture contro la sua volontà, tratte in salvo senza un motivo particolare, non essendo né un letterato né un tipo intelligente. Il secondo, invece, ci racconta la storia di un gogoliano moderno, un idiota grottesco, comico e assurdo, del quale l’incipit, da solo, basta e avanza:

State attenti a quello che adesso vi dico. Quando arrivai all’hotel Praga, il capo mi prese per l’orecchia sinistra e tirandomela dice: “Qui tu sei piccolo di sala, perciò ricordati! non hai visto niente, non hai sentito niente! Ripeti!” E così dissi che al lavoro non vedevo niente e non sentivo niente. E il capo mi tirò per l’orecchia destra e disse:”Ma ricordati anche che devi vedere tutto e sentire tutto! Ripeti!” E così ripetei stupito che avrei visto tutto e sentito tutto. E così cominciai . 

Hrabal piace molto al “nostro” Paolo Nori il quale, nel suo penultimo romanzo, I malcontenti, cita splendidamente Pangloss, il precettore del Candido di Voltaire, al quale insegna che quello da lui vissuto è il migliore dei mondi possibili: idiota sapiente e autolesionista, verrebbe da dire, dannosissimo a livello filosofico ma gustosissimo sul piano letterario. E visto che siamo in Francia, tanto vale linkarne un paio, giusto per non dimenticare la tradizione: Memorie di un pazzo di Flaubert (sarebbe un filantropo, il protagonista, ma di fatto è un idiota alla Myškin) e… Flaubert. Già, la dichiarazione (anzi lo studio, l’analisi, l’encomio) è di Sartre, ci mancherebbe: il suo libro, dal titolo L’idiota della famiglia, è dedicato proprio al creatore di Madame Bovary, fino all’adolescenza ritenuto una sorta di scemo del villaggio, taciturno, fumoso, sempre con la testa tra le nuvole (due casi analoghi: il dislessico Einstein e l’autistico Wittgenstein). 

Dall’Italia alla Francia e da questa, andiamo in America. Sede ufficiale dell’Occidente e non meno prolifica sul piano degli idioti d’autore. Ne valga uno, come esempio su tutti: Herzog, Saul Bellow. Idiota in un certo senso completo, in grado di fondere quasi tutti i tipi ideali citati in questa rubrica: tanto “utile politicamente” quanto strambamente geniale, ingenuo come Myškin e rabbioso come Hanta, pazzo come Flaubert e fiducioso come Peppino. Scrive lettere a fondo perduto, persino a Dio, il vecchio Moses Herzog, e sarebbe un esempio perfetto di idiota americano se, in realtà, non fosse un bluff: il vero nome di Saul Bellow, infatti, è Solomon Belo, ed è il figlio di Abramo e Lescha, ebrei di San Pietroburgo emigrati in Canada poco prima della sua nascita… 
Ed ecco che tutto torna. Anzi, ritorna indietro. 

From-Libro-To-Libro continua…

appunti per i mangiAutori:

Comici spaventati guerrieri (Stefano Benni)
Un posto anche per me (Francesco Abate)
L’idiota (Fedor M. Dostoevskij)
Il naso, Le anime morte e I Racconti di Pietroburgo (Nikolaj Gogol’)
Cuore di cane e Il maestro e Margherita (Michail Bulgakov)
Ho servito il re d’Inghilterra e Una solitudine troppo rumorosa (Bohumil Hrabal)
I malcontenti (Paolo Nori)
Candido (Voltaire)
Memorie di un pazzo (Gustave Flaubert)
L’idiota di famiglia (Jean-Paul Sartre)
Herzog (Saul BelloW)


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