Le lacrime degli eroi, Matteo Nucci

Matteo Nucci
Le lacrime degli eroi
(Einaudi)

Recensione di Michele Trecca
















Le lacrime sono tante, milioni di milioni, ma «chi sa piangere è l’eroe»… e voilà, la stella eccola qua: in un saggio, folgorante e denso, Le lacrime degli eroi, Matteo Nucci lega indissolubilmente come fossero due facce d’una stessa medaglia ciò che da tempo il senso comune contrappone in uno dei più vieti ossimori. Tutta colpa di Platone, che ne La Repubblica con Omero ingaggia uno di quegli scontri epici (gigantomachie) nei quali – dice Nucci – chiunque vinca nessuno è sconfitto: in palio, un nuovo modello educativo per i giovani ateniesi, alternativo a quello allora dominante (390 a.C.) dell’Iliade e dell’Odissea.
In realtà, con la sua opera Platone definirà un nuovo polo della nostra sensibilità. Le lacrime per Platone sono espressione della fragilità della natura umana la cui imperfezione, pur ammirando, egli vuole riformare e cioè uniformare a un modello ideale, eterno. Gli eroi non piangono: i futuri governanti non possono «diventare troppo emotivi e molli».
E Ulisse allora? Quanto piange Ulisse nell’Odissea! Circe lo sprona a discendere «nelle case dell’Ade» e lui: «A me si spezzò il caro cuore; | piangevo seduto sul letto e il mio cuore | non voleva più vivere, vedere luce di sole». E che dire di Achille? E del suo pianto per la morte dell’amico Patroclo? Prima in compagnia di Antiloco («Antiloco gemeva dall’altra parte, versando lacrime, | tenendo le mani di Achille che singhiozzava nel petto glorioso: | aveva paura che si tagliasse la gola col ferro»), poi accompagnato dalle trentatré Nereidi guidate dalla madre Teti. Tutti piangono nei poemi omerici. Piangono la morte di Patroclo anche Xanto e Balìo, i cavalli immortali donati da Zeus a Peleo e da questi al figlio Achille (Kavafis: «Ma le bestie di nobile natura | piangevano di morte la perenne sventura»). Sorride, invece, Ettore quando saluta per l’ultima volta la moglie e il figlio ma è una forma diversa di pianto. La formula è: «sorridendo fra il pianto».
Innumerevoli, dunque, gli esempi riportati con grande rigore filologico, tanti che alla fine Le lacrime degli eroi è un’esaustiva visita guidata ai poemi omerici. Matteo Nucci, romanziere oltre che studioso della classicià, te li fa riscoprire indicando percorsi nuovi in cammini antichi. Le lacrime degli eroi è un viaggio, anche in senso letterale. Impareggiabile è la capacità maieutica dell’autore nel portare alla luce la classicità dei luoghi oltre le sedimentazioni del tempo. Il Pireo e l’inconfessata fascinazione di Platone, Micene da scoprire al tramonto, il colle di Troia come lo vide Schliemann, la roccia di Niobe in Lidia ottimamente preservata dai turchi, il percorso d’illuminazione lungo la strada da Atene ad Eleusi… raramente i luoghi sacri della classicità li senti così vicini come nelle lucide e appassionate rivisitazioni di Matteo Nucci.
Perché allora piangevano gli eroi fino alla condanna di Platone così ferma e autorevole che forse Aristotele, prono al suo diktat, non pianse mai in vita sua? Che cosa sono le lacrime degli eroi omerici? Sono «aion» ovvero vita, dice Matteo Nucci riprendendo Richard Onians: «Lacrime, sudore, sperma, linfa – i liquidi che percorrono il corpo umano sono ciò che rende il corpo vitale. I morti, certo, non piangono». Gli eroi omerici, invece, sono «tanto consapevoli della loro umanità che non potevano vergognarsi delle proprie lacrime». Le loro lacrime sono «dakrua therma», lacrime calde di sentimenti forti. Sono «l’energia umana» che nella sventura si apre alla comprensione del «Tutto, la cui presenza d’improvviso ci viene imposta dalla tragica vulnerabilità delle esistenze particolari», S. Weil. È, quindi, possibile che piangano insieme anche nemici come Achille e Priamo. In quel pianto comune il punto più alto della nostra umanità. «Quell’epoca – dice Matteo Nucci – è finita per sempre»… ma nelle sue pagine rivive.

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