Resistere non serve a niente, Walter Siti



Walter Siti
Resistere non serve a niente
(Rizzoli)


Recensione di Michele Trecca

  
Resistere non serve a niente di Walter Siti è uno di quei libri rari e preziosi oltre l’orizzonte degli eventi che separa l’essere dalla verità. Al di qua i fenomeni sono distinti e separati, intelligibili ma la loro conoscenza nulla aggiunge a ciò che già sappiamo o intuiamo. Al di là lo spazio-tempo implode in un’unica massa che nulla lascia trapelare: lì è ciò che non sappiamo ma c’interessa conoscere. Così è per la fisica, altrettanto per la letteratura. È legge di vita.

In Resistere non serve a niente l’orizzonte degli eventi è a pagina 51, dove l’autore che fino ad allora si è esposto in prima persona con il proprio nome e cognome e i suoi riferimenti di vita si congeda dal lettore affidando il romanzo ad un narratore onnisciente. Perché? Nel corso di una festa a casa di una soubrette televisiva Walter Siti – proprio lui, il professore universitario settantenne, curatore dell’opera omnia di Pasolini, autore di romanzi come Troppi paradisi e Contagio, amante e cultore di giovani dai corpi scolpiti dal body building – incontra Tommaso, un trentacinquenne finanziere d’assalto, che mostra simpatia nei suoi confronti e volontà d’approfondimento della loro conoscenza. Dopo una breve frequentazione, per sottrarlo alla minaccia di sfratto, Tommaso compra la casa che Walter abita da venticinque anni e sente ormai propria lasciandogliela in usufrutto alle stesse condizioni, in cambio gli chiede di mettere per iscritto la sua vita che egli gli racconterà. Comincia il romanzo.
 
Nient’affatto narrazione tradizionale tarata sui valori dell’agiografia per dare lustro al committente, il viaggio subatomico oltre l’orizzonte degli eventi, dentro lo spazio-tempo della personalità e della storia di Tommaso, è un’esplorazione raggelante degli attuali meccanismi di governo finanziario del mondo; un’analisi spietata d’una mutazione antropologica di ben più ampia portata di quella denunciata da Pasolini quando diceva: non ci sono più le lucciole, e da ciò ricavava la fine dell’innocenza contadina e proletaria. Nell’’85 in Atlante occidentale Daniele Del Giudice ha descritto la smaterializzazione degli oggetti e la loro nuova qualità fatta di luce. Resistere non serve a niente ci mostra come sia cambiata la natura del denaro. I soldi viaggiano come fotoni e la ricchezza divora se stessa. Con la sua bulimia onnivora il capitalismo finanziario sta risucchiando la nostra civiltà in un buco nero dove tutto si tiene. Oggi noi siamo un groviglio inestricabile. Non esiste più etica né senso, e neppure futuro. Walter Siti ce lo racconta attraverso la storia di Tommaso.
Famiglia sottoproletaria, padre invischiato nella manovalanza criminale, madre schiantata dalla fatica, obesità patologica e straripante che lo isola ancora di più dai suoi coetanei, per Tommaso l’infanzia e l’adolescenza sono un tormento in parte alleviato dalla scoperta del proprio genio matematico. Sarà quella, la sua stella polare. La vita cambia di botto a diciotto anni: via la pancia e università. Poi l’ascesa è inarrestabile fino ai vertici della finanza a “divorare” ricchezze e dissipare se stesso nella sciatteria d’un lusso fragoroso e insignificante. Base Roma, skyline planetario. Speculazioni frenetiche e sempre più ardite, e così il sesso. Con la “rossa” Gabry, soubrette televisiva, la ricerca, quindi, di un equilibrio di coppia fra affetto, complicità e prostituzione d’alto bordo.


Magmatica e chirurgica, picaresca e mondana, noir e sentimentale, erotica, spregiudicata, glamour e disperata, documentata e tecnica, sempre concettualmente densa, la scrittura di Walter Siti è di quelle che lasciano un segno indelebile. Resistere non serve a niente è una lettura irrinunciabile per chi vuole andare al fondo della verità dei nostri giorni, nella massa oscura oltre l’orizzonte degli eventi. A proprio rischio e pericolo, ma con indubbio piacere. Benché doloroso. Certe volte conoscere fa male. Eppur si deve e perciò lo si vuole.

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