Viola Di Grado in libreria, con "Cuore cavo"

L’autrice venticinquenne di Settanta acrilico trenta lana, rivelazione del 2011
Viola Di Grado, con il suo nuovo romanzo Cuore cavo (edizioni e/o, 2013)
Venerdì 12 aprile, ore 18.30, alla Ubik di Foggia.
Il nuovo romanzo della vincitrice del premio Campiello Opera Prima 2011


 

Catania, luglio, afa. Uno spumante, una paella surgelata, posate di plastica e rasoi monolama usa e getta: “C’era un prendi due paghi uno, ma io credevo che una morte sola mi sarebbe bastata”. La protagonista muore, ma la vita continua. E va raccontata. Spiazzante? No, semplicemente Viola Di Grado: talento venticinquenne della letteratura italiana (e non solo: già tradotta in 8 paesi). 
Venerdì 12 aprile, ore 18.30, l’autrice del sorprendente successo Settanta acrilico trenta lana (edizioni e/o), vincitore del Campiello Opera Prima 2011, presenta alla libreria Ubik di Foggia il suo nuovo, attesissimo romanzo dal titolo Cuore cavo. Conversano con la scrittrice siciliana il libraio Salvatore D’Alessio e l’autore Nicola Perilli. Introduzione a cura del direttore artistico della libreria, Michele Trecca.

Cuore cavo (edizioni e/o, 2013; collana: Dal mondo; pagine 176, 16 €). In un romanzo coraggioso e sorretto da una scrittura formidabile per originalità e poesia, Viola Di Grado racconta la storia di un suicidio e di ciò che lo segue. Una folgorante invenzione della vita dopo la morte: la nostalgia, l’amore, la frequentazione “fantasmatica” delle persone care, la solitudine e l’incomunicabilità, in un aldilà cupo e ribollente, senza pelle e senza sensi, dominato da una natura crudele, che sfalda i corpi, ma anche da una vita ostinata che a questa morte si sottrae. Si rimane seriamente scossi da questa lettura, in cui Di Grado conferma appieno la sua unicità.
Un romanzo che fa paura: la disgregazione dei corpi, la sopravvivenza dell’“anima”, la tristezza e il rimpianto per la vita che non riesce a ricomporsi ma continua a incedere e spiare, vagando in un mondo deserto ma affollato, dove i vivi non possono più vederti e sentirti ma i morti restano all’erta, impauriti, in ascolto. Un romanzo sulla morte e sulla “vita-dopo-la-morte” innovativo e conturbante, la conferma evidente di uno dei maggiori talenti della narrativa di questi anni.

Viola Di Grado.
Venticinque anni. Nata a Catania, ha studiato lingue e filosofie dell’Asia orientale a Torino e Londra. Il suo primo romanzo, Settanta acrilico trenta lana, libro-rivelazione del 2011, è stato premiato con il Campiello Opera Prima e il Rapallo Carige Opera Prima ed è stato già tradotto in otto paesi.

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