Vapore, Marco Lodoli














Vapore
Marco Lodoli
(Einaudi)

Recensione di Michele Trecca


Ci sono libri che si leggono come poesie. Vaporeè uno di quelli. La scrittura di Marco Lodoli, infatti, è di una tale densità espressiva che con naturalezza tracima in versi come un’onda di piena che scardina gli argini della narrazione e riversa il proprio limo sui terreni della vita. Per esempio, la gioia della prossima maternità fa dire a Maria: «mi sembrava di avere dentro un altro giardino, con i ciliegi e i meli e tanto vento». Con Vaporec’è molto lavoro per chi ha l’abitudine di evidenziare o trascrivere o condividere le frasi di un testo sui social network secondo una nuova e dilagante modalità corale di lettura.

Al pari di Flaubert anche Lodoli dell’eroe sghembo del suo nuovo romanzo può ben dire: il mago Vapore sono io. C’è, infatti, fra i due piena identità sentimentale ed estetica. A una coppietta un po’ truce che non apprezza lo schizzo che ha appena fatto al ragazzo, l’artista di strada Vapore ribatte: «ma la realtà, signorina, è solo una delle tante forme della possibilità, la più scontata, la più stupida, un ritratto non deve mai somigliare a ciò che sta sotto gli occhi, sarebbe una resa all’evidenza, sarebbe una vigliaccheria». Come i disegni di Vapore anche i personaggi di Marco Lodoli non sono dei calchi ma degli archetipi. La loro vitalità è nella fiamma dei sentimenti che in essi divampa: «ogni ritratto è una piccola memoria dell’infinito, forse un auspicio».
La storia è raccontata in prima persona da Maria, settantaduenne professoressa in pensione. Maria vive sola, a Roma, il marito Augusto o mago Vapore l’ha lasciata da trent’anni, il figlio Pietro lavora lontano. Si fa avanti un giovane agente immobiliare, Gabriele, che la sollecita e l’affianca nella vendita della casa di campagna ai Pratoni del Vivaro, nella zona dei laghi a quaranta chilometri dalla capitale. Seduta con lui sulla panca nel giardino della vecchia casa in attesa di potenziali acquirenti, nell’aspra dolcezza della campagna di giorno in giorno Maria ripercorre le stagioni della propria vita e racconta a Gabriele la storia prima felice e poi funesta della propria famiglia fino alla dolorosa confessione di un lacerante segreto.
S’apre quindi il cuore di Maria al ricordo dell’amore, improvviso e mai sopito, per colui che ha sconvolto un giorno la sua vita. Professore universitario il padre, grigia e succube la madre, nell’orizzonte di Maria c’è un eguale destino di placido e gretto decoro borghese. Poi a una festa per bambini a casa della cugina conosce Augusto, nel pieno esercizio delle sue funzioni di mago Vapore e cioè animatore ovvero giocoliere, saltimbanco, clown, vagabondo. È subito amore, matrimonio, un figlio: atteso come un nuovo re dell’universo. Concessa dal padre costretto dall’evidenza dell’amore sbilenco della figlia, la casa di campagna dei Pratoni del Vivaro è un piccolo paradiso. Abita lì la felicità. Il senso di responsabilità di Maria contempera la leggerezza svagata di Augusto e quest’ultima trasforma la quotidianità in una continua avventura. Entro le colonne d’Ercole dei due genitori, il mondo è perfetto: Pietro cresce sereno.
L’incanto si rompe quando con l’adolescenza egli comincia la propria navigazione in mare aperto. Il primo screzio con il padre è proprio quella mattina d’una tranquilla gita quando Vapore fa il ritratto al bulletto di periferia. «Però è vero che non gli somiglia» ribatte Pietro a suo padre. Fine dell’innocenza e di lì in poi una scoperta via l’altra che la realtà è ben diversa dai racconti d’infanzia di mago Vapore. Quest’ultimo pensa che il mondo lo si possa attraversare schivando il male, Pietro ritiene doveroso cambiarlo, anche con la forza. Siamo negli anni della guerriglia urbana e della lotta armata. Dice Augusto di Pietro: «Ora ha la febbre, ma guarirà, dalla giovinezza guariscono tutti». Ma quando? E a che prezzo? Ed è giusto così?
Vaporeè per noi oggi il vertice della ricca produzione narrativa di Marco Lodoli, esordiente nel 1986 con il memorabile Diario di un millennio che fugge. Per dirla con il titolo, infatti, in questo nuovo romanzo lo scrittore romano ha saputo “condensare” in un felice equilibrio narrativo la propria vena surreale: ogni parola va dritta al cuore. Anche per la suggestione religiosa dei nomi, Vaporeha forza evangelica di parabola laica.

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