Feedback, Emanuele Trevi

Qualcosa di scritto, l’opera su P.P.P.
Emanuele Trevi racconta la propria esperienza letteraria e non solo
Alcuni momenti dell’incontro in libreria del 9 luglio
Con l’autore, Davide Grittani e Michele Trecca



“A me piacciono i libri che più che raccontare, più che dare una trama, sono la traccia di una trasformazione”. È proprio il caso dei libri di Emanuele Trevi, per sua stessa ammissione. O, quanto meno, per quel che concerne Qualcosa di scritto, storia di un’indagine – più che romanzo-trattino-saggio –, di una scoperta, di un’iniziazione all’ombra – enorme, profonda, quasi infinita – di Pier Paolo Pasolini, delle sue opere più enigmatiche: Petrolio soprattutto, ma anche Salò e altre.
Vicecampione del Premio Strega 2012, secondo il giornalista de La Gazzetta del Mezzogiorno, Davide Grittani, “vero vincitore” del noto riconoscimento letterario,  Trevi ha presentato alla libreria Ubik il suo libro, edito da Ponte alle Grazie, in una sala eventi piuttosto gremita, nonostante il gran caldo di luglio. Oltre al giornalista, ha conversato con l’autore romano anche il direttore artistico della libreria, Michele Trecca, il quale ha raccolto a margine dell’evento anche gli interventi e le domande dei presenti Matteo Rignanese e Mariolina Cicerale, entrambi affascinati dall’opera di Trevi. 
In questo estratto, alcuni momenti interessanti dell’incontro del 9 luglio, il primo dei due previsti in questo breve e intenso tour in Capitanata, con tappa a Lucera fissata per il 10 luglio.

“Capita che vado a lavorare in questo Fondo che raccoglieva le carte e i negativi dei film di Pasolini. Era molto importante per gli studiosi, soprattutto stranieri, i quali venivano a lavorare al Fondo per le loro ricerche: il problema era che era diretto da una persona completamente folle”. Qualcosa di scritto è anche il racconto di un’amicizia – usando un termine puramente di comodo – tra l’autore, all’epoca non ancora trentenne, fresco d’esordio letterario e pieno di aspettative, e questa nobile decaduta dell’arte drammatica e canora italiana, Laura Betti, completamente innamorata di Pier Paolo Pasolini tanto da restarne accecata anche dopo il suo assassinio. “Lo capii subito che era pazza – continua l’autore – perché il primo appuntamento me l’aveva dato il 1° gennaio, alle 8.00 di mattina. Lei mi odiava, si capiva: io ero un ragazzo per bene, la mia provenienza sociale era alto borghese e infatti me lo disse subito: “Tu sei un paraculo”. Ed io mi chiesi: come ha fatto a capire tutto di me in così poco tempo?”
Un rapporto burrascoso, quello tra Trevi e la Betti, che si conclude con una grottesca minaccia di morte da parte della reggente del Fondo, ormai completamente in balia della propria degenerazione fisica e psichica.

Ma la morte di cui si racconta e, anche, in modo del tutto originale e analitico, è soprattutto quella di Pasolini, all’idroscalo di Ostia, per mano – secondo la traballante versione ufficiale – di un ragazzo diciassettenne soprannominato “La rana”, Pino Pelosi, il quale nel corso degli anni non ha fatto altro che acuire i luoghi oscuri di un’indagine mai effettivamente cominciata. “Pasolini – dice Trevi – non organizza affatto la sua morte, come ha scritto qualcuno, ma, questo sì, si sente giunto ad una resa dei conti, tanto da affermare che Petrolio sarebbe stata la sua ultima opera, cosa strana per un uomo all’epoca sulla cinquantina”. La versione di Trevi riemerge a fasi alterne nel libro, ben dosata dall’autore stesso, il quale attraverso l’ultima fatica letteraria di P.P.P. riesce, con palpabile bravura, a smentire una serie di ipotesi più o meno fuorvianti circa l’assassinio del grande artista, dandone una rilettura del tutto originale e lucida.

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