Henry, Alessandro Piva

Henry
di Alessandro Piva
Se pò fa…

Gli volevo dire: Dotto’, non se pò fa. Aveva appena raccontato Alessandro Piva che questo è il vero tormentone d’ogni set in Italia per cui il buon regista che nella fase della scrittura del film ha sognato fiumi azzurri e colline e praterie lasciando correre dolcissime le sue malinconie, sul set poi si schianta di fatica unicamente per rimuovere i macigni dei tanti cocciuti Non se pò fa delle maestranze.
Sala Farina, domenica 4 marzo, ore 22 circa. Fine della proiezione di Henry, nuovo film di Alessandro Piva. Molto molto bello. Racconto metropolitano dall’omonimo romanzo di Giovanni Mastrangelo (Einaudi, 2006).

Il regista è in sala. Il dibattito in corso. Io ancora mi crogiolo nelle immagini appena viste: film di genere, sento dire, ma oltre il genere, penso, per limpidezza di linguaggio e capacità di rappresentazione delle tante sfaccettature di un momento sociale complesso… il melting pot, la solitudine, la responsabilità individuale, riti voodoo, Roma criminale, altro che banda della Magliana… Film duro ma con lampi continui d’ironia e comicità. Straordinaria capacità di regia e direzione del cast, notevolissimo, dalla Crescentini a Michele Riondino. Tanti gli attori del cult movie La capagira, due milioni di contatti in rete. Dino Abbrescia in parrucchino smonta il Travolta di Tarantino.
Alessandro Piva sa dare alle sue parole in sala suadente profondità, come sullo schermo ai personaggi e alle loro contraddizioni. Nel film non c’è bianco o nero, buono e cattivo. Se vuoi una speranza, cercala.
“Roma città puttana”, sono ancora bloccato su quell’espressione e su “cunicoli e interstizi del Muro torto principale affluente del Tevere”, mi trastullo con giochini del tipo Valerio Massimo Manfredi riscrive la trilogia di Alexandros, volume primo La capagira, volume secondo Mio cognato, volume terzo Henry, quasi non seguo il movimento attorno ad un manifesto enorme con i quattro protagonisti, che Alessandro Piva prima srotola poi arrotola e infine consegna… a me, a me? Boh. Ok. Mi faccio avanti. Grazie Alessandro, sei un grande, mi fa piacere, film bellissimo, onoratissimo, però Dottò, non se pò fa, dove lo mettiamo in libreria? È più grande di tutta la libreria.
No, non lo dico, come si fa a dire una roba così a uno che ha ideato, scritto, diretto e prodotto un film. Tutto da solo. Ancora una volta. Come con La capagira. Cioè: lui ha sollevato una montagna e tu tiri indietro di fronte ad un po’ di carta di un manifesto? Mai sia. Però è enorme davvero, quel manifesto. E ora?
Affidiamoci ai tecnici. Contatto notturno con Leonardo di Promoidea. Operativi già al mattino. Detto fatto. Il manifesto in libreria c’è, venite e toccate con mano, e il film pure, da domenica 4 marzo alla Sala Farina per tutta la settimana, andate e vedete.

PS. Per Alessandro Piva. Alessandro, ora però alla prima occasione utile, e noi di Ubik sappiamo già qual è, ti aspettiamo in libreria per firmare in pubblico il manifesto. Non sarà come quando alla Hollywood Boulevard di Los Angeles i divi lasciano le loro impronte per l’eternità, ma insomma…

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