Il magistrato nel suo labirinto: Antonio Ingroia

Sabato 5 novembre, ore 10.30. 
Aula magna del Liceo classico V. Lanza di Foggia.
Il procuratore “sotto scorta” Antonio Ingroia presenta Nel labirinto degli dèi.
Incontro organizzato dalla Libreria Ubik e dal liceo foggiano.
Conduce la docente Mariolina Cicerale.

Interventi a cura di Filippo Fedele e Alessandro Galano.

Studia da Giovanni Falcone. Lavora con Paolo Borsellino. La parola “mafia”, per la prima volta, la incontra sull’enciclopedia per ragazzi, redatta da Leonardo Sciascia. Di recente, si definisce pubblicamente partigiano, ma della Costituzione. 
È Antonio Ingroia, procuratore aggiunto del distretto antimafia di Palermo, erede naturale del noto pool che per la prima volta dichiarò guerra a Cosa Nostra. Sabato 5 novembre, ore 10.30, il magistrato presenta il suo libro Nel labirinto degli dèi (Il Saggiatore, 2010) nell’aula magna del Liceo classico V. Lanza di Foggia, il quale ha organizzato insieme con la Libreria Ubik questo importante incontro dedicato alla legalità e alle storie di mafia e antimafia, aperto a tutta la cittadinanza. Previsti i saluti del Sindaco di Foggia, Gianni Mongelli, e del dirigente scolastico Giuseppe Trecca. Conduce, la docente Mariolina Cicerale, responsabile degli incontri culturali del liceo foggiano. Intervengono il giornalista Filippo Fedele e il responsabile eventi della Libreria Ubik, Alessandro Galano.


Nel labirinto degli dèi. Storie di mafia e antimafia (Il Saggiatore, 18 novembre 2010; collana: La Cultura; 224 pagine; 15 €). “Scartai il posto per giudice civile. Scartai il posto di magistrato di sorveglianza. Scelsi il posto di sostituto procuratore a Marsala, pubblico ministero nell’ufficio diretto da Paolo Borsellino. Prima Falcone, poi Borsellino. Erano i miei maestri. Era quella la mia strada”. È solo l’inizio della storia di Antonio Ingroia, protagonista e narratore di una vicenda lunga un ventennio che, nonostante le minacce ricevute e la vita “sotto scorta”, non è ancora terminata. Il libro del procuratore siciliano non vuole raccontare la Storia, ma le storie incontrate durante la sua lunga esperienza, dall’ingresso come tirocinante nell’ufficio bunker di Falcone, fino alle inchieste sulla trattativa tra Stato e mafia, da lui condotta, con nomi delle cronache recenti: Da Dell’Utri ai Ciancimino, passando per Provenzano e finendo, ovviamente, con Totò Riina. Un saggio-racconto che è un biglietto di sola andata in quel labirinto popolato da un manipolo di uomini che, come dice il Principe Salina nel Gattopardo, si sentono perfetti come fossero dèi. La via d’uscita, dice Ingroia, c’è, ed è nella legalità, soprattutto. Il primo passo però è, sempre, quello del racconto. Del non tacere mai. 

Antonio Ingroia. Palermitano, nato nel 1959. Dal 1992 sostituto procuratore della Repubblica presso la Direzione distrettuale antimafia di Palermo. Dal 2009, procuratore aggiunto della Procura distrettuale antimafia. Al suo nome, sono legati alcuni processi molto importanti, come il “Caso Contrada” e quelli riguardanti il senatore Marcello Dell’Utri, condannato anche in appello per concorso esterno in associazione mafiosa, con collegamenti con elementi di spicco dei clan siciliani, come Riina e i fratelli Graviano.

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