Il tribunale delle anime

Donato Carrisi
Il tribunale delle anime
Longanesi
(pagg. 462, € 18,60)

Recensione di
Michele Trecca

Le banconote le riconosci dalla filigrana. Anche i romanzi. Il tribunale delle anime di Donato Carrisi è una banconota di grosso taglio, un best seller e, precisamente, un noir con filigrana filosofico-teologica d’interrogazione sul Male che n’attesta l’autenticità di capolavoro. Se de Il suggeritore, opera d’esordio dello scrittore di Martina Franca, è stato detto che aveva il ritmo e la suspense dei migliori romanzi americani di “genere”, per questo suo secondo lavoro bisognerà scomodare qualche classico.
All’origine della storia c’è un serial killer molto particolare perché nel corso degli anni uccide persone d’età progressivamente superiore, come a scandire con quegli omicidi il proprio percorso di vita. Naturalmente, c’è un «cacciatore» che lo insegue da una parte all’altra del mondo: Parigi, Città del Messico e poi Pripjat, a ridosso di Chernobyl, una moderna Pompei desertificata e contaminata dalla lava atomica, scenario d’assoluta suggestione metafisica dello scontro finale all’ok corral fra i due campioni del Bene e del Male.
La vitalità (o filigrana) narrativa del nuovo romanzo di Carrisi è, però, nella capacità dell’autore d’investigare «quel luogo in cui il mondo della luce incontra quello delle tenebre. È lì che avviene ogni cosa». Perfino l’incredibile e, cioè, l’intercambiabilità o fusione di quegli estremi morali che siamo abituati a pensare come opposti. In questa «terra delle ombre, dove tutto è rarefatto, confuso, incerto» indaga anche Sandra, che è poliziotta e in particolare fotorilevatrice con lo specifico compito di fare luce sui luoghi del delitto per raccogliere tracce. Da una parte la scienza con la sua strumentazione tecnologica, dall’altra il «cacciatore» con la sua “fede”: Sandra interroga gli oggetti, il «cacciatore» scruta le anime. Tutti contro il “mostro” che, in realtà, «è il nostro alibi per sentirci migliori» ed evitare di confrontarci con quella zona grigia della nostra coscienza dove «avviene ogni cosa».
Nella propria indagine Sandra, ventinovenne, è mossa da un dolore personale. Le hanno ucciso il marito, David, un fotoreporter freelance. La ricerca di Sandra è il secondo filone investigativo del romanzo. Il terzo è legato ad una serie di casi di cronaca, apparentemente sconnessi fra loro, che via via il cacciatore e Sandra riordinano come tasselli di un puzzle. Lo scenario delle due indagini parallele e poi convergenti è una Roma defilata rispetto ai percorsi turistici, brulicante di simboli e suggestioni esoteriche che più che illuminare punteggiano e quindi evidenziano i misteri secolari della capitale: come quello racchiuso nel titolo, che è il fondale della storia ed ha una potenza apocalittica mozzafiato oltre, sembrerebbe, al valore aggiunto di una comprovata verità.
Del nuovo romanzo di Carrisi colpisce la complessità umana dei personaggi, ben al di là della tipizzazione delle opere di genere. In Sandra, per esempio, la forza dell’amore, l’ansia di giustizia, l’alta professionalità convivono con fragilità, sensi di colpa, bisogno d’affetto, ingenuità, nostalgia, dubbi. Lo struggimento dei ricordi in lei è forte tanto quanto la voglia d’azione. Inoltre, per precisione e robustezza d’intarsio lessicale e sintattico, ne Il tribunale delle anime le parole pesano, come queste tre sintesi che innervano in altrettanti snodi strategici un capitolo iniziale: «le case hanno un odore… le case muoiono, come le persone… le case non mentono mai». È Sandra che ricapitola le sue competenze professionali in una dolorosa ricognizione della propria casa senza David.
Infine, la letteratura un tempo detta di genere sta dando un grande contributo di conoscenza dei mali del nostro tempo. Basta considerare quanto ha svelato della propria società la scuola scandinava da Larsson in poi. Vale anche per l’Italia. È il caso, per esempio, del best seller annunciato dell’esordiente Costantini, Tu sei il male. Il tribunale delle anime, invece, non si confronta con la “presente stagione e viva” ma con quella dimensione metafisica dell’esistenza che sovrasta il divenire storico.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...