Diego De Silva e il suo Vincenzo Malinconico

Lunedì 29 novembre, 2010.
Sala eventi della Libreria Ubik di Foggia.
Presentazione del libro Mia suocera beve, di Diego De Silva.
Il direttore artistico della libreria Michele Trecca conversa con l’autore.
Interviene, Michele Colucci.
Ubik live, 10 e lode. Edizione 2010.
Volume IX.



 “Lui è uno di quelli che si sente sempre come se da un momento all’altro qualcuno dovesse dirgli: togliti di là, quello non è il tuo posto”. Diego De Silva descrive il suo alter ego, una delle creazioni letterarie della narrativa italiana più apprezzate degli ultimi anni, letto e riletto per la sua simpatia, freschezza e ironica intelligenza. “A volte mi chiamano i giornalisti – ammette De Silva – e mi fanno delle domande precise ma poi, prima di lasciarmi parlare, mi dicono: però mi risponda come risponderebbe Malinconico”. Alla libreria Ubik di Foggia, lunedì 29 novembre, l’ospite di turno è proprio lui, l’avvocato Vincenzo Malinconico, protagonista dell’ultimo romanzo di Diego De Silva, dal titolo Mia suocera beve (Einaudi). Il libro è il secondo della piccola saga ruotante attorno alla simpatica voce narrante napoletana, sequel, in un certo senso, del fortunatissimo Non avevo capito niente, datato 2007. Come tre anni prima, nella stessa libreria, a conversare con Malinconico-De Silva c’è sempre Michele Trecca, direttore artistico della Ubik. Con lui, Michele Colucci, animatore culturale della scena lucerina.

“ Io la considero una specie di comparsa comprimaria, assolutamente necessaria perché è l’opposto di Malinconico: una donna essenziale, estremamente materica, una di quelle persone che con tre parole sfrondando tutto e arrivano all’osso della questione, la definiscono: l’esempio del bravo avvocato”. Interpellato sul titolo del romanzo, De Silva racconta del personaggio della suocera, Assunta, che non esita nel descrivere – alla maniera di Malinconico – nei seguenti termini: “Assunta somiglia a quegli idraulici bravissimi che arrivano a casa e sono talmente capaci di localizzare il guasto di un rubinetto rotto da quindici anni, che con un semplice ‘tak’, in un attimo, risolvono il problema. E tu guardi questo idraulico attraversare casa tua e raggiungere la porta, del tutto inconsapevole che ti ha cambiato la vita per sempre, perché tu sai che da quel momento in avanti quel rubinetto non perderà più e dovrai riassettare la tua vita al nuovo ordine, senza più quel gocciolio. Sono quelle persone per cui io ho un’ammirazione sconfinata”. È un breve saggio del tono acuto e ironico di Mia suocera beve, romanzo che, oltre a raccontare i pensieri e le situazioni bizzarre che vedono protagonista l’avvocato Malinconico, affronta anche tematiche importanti, come la giustizia mediatica, la camorra, le relazioni amorose e il rapporto con i figli. Tutto attraverso la lente deformata – e meravigliosamente deformante – della singolare voce narrante, la si chiami Diego De Silva o Vincenzo Malinconico.

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