La legge di Fonzi

Omar Di Monopoli
La legge di Fonzi
Isbn (pagg. 294, € 14.00)

Recensione di Michele Trecca

Un po’ deus ex machina, un po’ avatar: Fonzi – protagonista del nuovo romanzo di Omar Di Monopoli, La legge di Fonzi – è personaggio letterario di nuova generazione. 
Nel teatro greco il dio, posizionato su una rudimentale gru in legno, veniva calato dall’alto attraverso un sistema di funi e argani. Il suo intervento serviva a risolvere una situazione intricata e apparentemente senza via d’uscita. Per la religione Induista, un avatar è l’assunzione di un corpo fisico da parte di Dio o di uno dei Suoi aspetti e ciò accade quando c’è un declino dell’etica e della giustizia per l’attacco delle forze demoniache che operano in senso opposto al dharma, la legge cosmica. Famosa la frase pronunciata dal Signore Krishna, ottavo avatar di Vishnu, nel suo discorso ad Arjuna durante la battaglia di Kurukshetra: «Per la protezione dei giusti, per la distruzione dei malvagi e per ristabilire i princìpi della Giustizia Divina, Io mi incarno di era in era». Nel gergo di internet – nelle chat, nelle comunità, nei giochi di ruolo – avatar è la rappresentazione di se stessi attraverso un’immagine reale o di fantasia. Avatar, naturalmente, è anche il titolo del kolossal tridimensionale di James Cameron, tre premi Oscar nel 2010, il film che ha incassato di più nella storia del cinema. Avatar racconta la guerra di liberazione ecologica combattuta dal popolo dei Na’vi contro i terrestri predatori, i cui scienziati hanno sviluppato degli avatar, ibridi genetici tra umani e Na’vi. Attraverso un’interfaccia mentale un uomo può collegare i propri sensi nervosi alla creatura, immedesimandosi e controllandola esattamente come se fosse il proprio corpo. Tale collegamento è possibile solo quando l’essere umano cade in una sorta di coma all’interno di una speciale capsula tecnologica.
Fonzi, dunque, ha nel proprio patrimonio tutti questi geni ma ricombinati attraverso una profonda interazione fra loro e catalizzati dal western mediterraneo, enzima originale del laboratorio letterario di Omar Di Monopoli.  Considerate la trama. In essa potrete agevolmente riconoscere il genoma di Fonzi. Nel piccolo paese di Monte Svevo, a poca distanza dagli stabilimenti industriali tossici di Taranto e Brindisi, imperversa una cricca politico-affaristica. Le speculazioni del gruppo forse hanno intaccato la qualità dell’ambiente. Ci sono morti sospette. Sono coinvolte sia la manovalanza criminale sia le massime autorità del paese. Tutt’uno con il dramma sociale, quello umano di alcune figure collaterali, vittime e complici al tempo stesso o emuli della violenza dell’ambiente. Sullo sfondo l’attesa (da “mezzogiorno di fuoco”) del ritorno dal carcere dopo cinque anni di Nando Pentecoste, detto Manicomio. Fra tanti crimini commessi veramente, forse Manicomio è stato incastrato per una colpa non sua. Si è sempre detto innocente. Che farà una volta in paese? Cercherà vendetta? La sua donna adesso è proprietà di altri. Vorrà riprendersela? Ad attendere Manicomio, c’è anche Fonzi, suo fratello minore, ricomparso anch’egli in paese dopo tanto tempo come dal nulla. Fonzi è lì, ieratico, con il fido cane al seguito, fra le macerie di quella che una volta era la loro casa. Che cosa vuole dal fratello? Qual è il mistero fra loro? Chi è veramente Fonzi? Fonzi è il deus ex machina o avatar sceso dall’alto o incarnatosi per fare giustizia. Ma quale? Con chi? Contro chi? E come?
C’è la giustizia delle pistole, e quella delle parole. L’una tocca a Fonzi, l’altra a Di Monopoli. Il trentanovenne autore pugliese (vive e lavora a Manduria) fin dal suo primo romanzo (Uomini e cani, poi Ferro e fuoco, sempre con la stessa casa editrice) ha cercato una via linguistica nuova per rendere giustizia ad un sud arcaico e globalizzato, le cui bellezze naturali sono minacciate se non devastate dalla violenza della criminalità. Omar Di Monopoli, quindi, con originalità sperimentale mescola letterarietà e dialetto. Come dire: questa terra e la sua lingua sono nostre, non possiamo lasciarle intossicare dai veleni e “ingrassare dal sangue”, dobbiamo riappropriarcene contaminandole con il meglio della modernità. Per esempio, il cinema: dal western a Tarantino, presenze di spessore ma non esclusive nella filigrana della scrittura di Di Monopoli.
Con il suo trittico, attraverso una rappresentazione quanto mai viva della Puglia, Omar Di Monopoli ha affrontato un nodo intricato della realtà sociale contemporanea. Il punto in questione in tutti i suoi romanzi è, infatti, molto ampio: la nostra capacità di riequilibrio e governo dell’inarrestabile macchina dei consumi e del progresso. Lui sulla pagina c’è riuscito, a difendere la bellezza del cielo di Puglia. Ora tocca a noi nella realtà. Omar Di Monopoli è un neogrande del nostro panorama letterario.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...