I malcontenti di Paolo Nori

Mercoledì 12 maggio, 2010.
Sala eventi della Libreria Ubik di Foggia.

Presentazione del libro I malcontenti, di Paolo Nori.
Il direttore artistico della libreria Michele Trecca conversa con l’autore.

Ubik live, 10 e lode. Edizione 2010.
Volume II.


“Questa è una lingua un po’ diversa rispetto ai miei romanzi, perché è un po’ diverso il protagonista, che non si chiama più Learco Ferrari, ma Bernardo”. La voce, inconfondibile, è quella di uno dei migliori autori del panorama nazionale, Paolo Nori. Lo scrittore emiliano, per la prima volta a Foggia il 12 maggio 2010, nella sala eventi della Libreria Ubik conversa con il direttore artistico Michele Trecca, raccontando di questa sua nuova esperienza letteraria.

“È un libro diverso questo – dice Nori – anche per la struttura stessa del romanzo, rispetto a quelli precedenti, soprattutto rispetto a Bassotuba non c’è”. I Malcontenti, come s’intitola il suo nuovo libro, edito da Einaudi, segna un cambio di passo per lo scrittore parmense, il quale per la prima volta dopo oltre dieci anni di attività, abbandona il suo alter ego preferito – un alias, secondo Trecca nella sua introduzione – ossia quel Learco Ferrari che con Bassotuba impose Paolo Nori all’attenzione generale, della critica e del pubblico, in uno degli esordi più fortunati della narrativa contemporanea italiana. “Per raccontare questa storia c’era bisogno di una lingua che non attirasse troppo l’attenzione”, spiega lo scrittore, in merito al suo modo di raccontare, di narrare. Presentando – com’è il caso di dire – questa nuova voce narrante: Bernardo, appunto. Ovvero l’inquilino del piano di sotto: il coinquilino, in un certo senso, dell’intera vicenda narrata. Perché in questa storia, come anticipa l’autore, a differenza delle altre, si voltano le pagine per vedere che cosa succede e, per la prima volta, si giunge a qualcosa. Di concreto, di conclusivo, seppur in modo del tutto personale – come non potrebbe essere diversamente nel caso di Nori.

Lo scrittore emiliano non rivela nulla di questo festival di cui si racconta nel romanzo – il festival dei Malcontenti – il quale, in effetti, è proprio l’esito dell’intera storia. Si guarda bene, dal farlo. Tuttavia, alla sua maniera, smonta alcune parti del romanzo e si lancia in quello che lui stesso definisce “un montaggio alternativo del libro”, leggendo pagine e pagine tutte d’un fiato, con la sua riconoscibilissima voce, la quale ha la propria eco naturale tra le pagine del romanzo. Il risultato è un reading dal vivo della durata di mezzora che tiene desta l’attenzione dei presenti, molti dei quali per la prima volta alle prese con quella che Trecca definisce “una delle voci più interessanti della letteratura contemporanea italiana”.

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